Urbino
How Was Urbino Built
Urbino ha due grandi stagioni costruttive, a cinquecento anni di distanza, e tutte e due nate da un'idea più che da un bisogno.
Il mattone
In queste colline non c'è pietra da costruzione, e quindi la città è di mattoni: rossi e caldi, posati in lunghi tratti ripidi, con la pietra squadrata riservata a portali, finestre e al palazzo stesso. Quell'unico materiale è gran parte del motivo per cui il centro si legge come una cosa sola.
Il palazzo
Iniziato negli anni Cinquanta del Quattrocento, il palazzo ducale fu diretto prima da Luciano Laurana e poi da Francesco di Giorgio Martini. Il suo colpo di genio è la topografia: verso valle presenta la celebre facciata fra due torricini, alta cinque piani; dalla piazza dietro è un fronte basso e sobrio. Dentro, il cortile è l'enunciato più limpido di proporzione rinascimentale che esista in Italia.
Lo studiolo
Il piccolo studio di Federico è rivestito di tarsie che raffigurano in prospettiva scaffali, strumenti e ante socchiuse: una stanza intera fatta come argomentazione su come funziona il vedere.
I servizi sotto
Sotto le sale di rappresentanza corrono stalle, ghiacciaie, bagni e un sistema di raccolta dell'acqua piovana, tutti visitabili: prova che l'edificio fu progettato da ingegnere oltre che da architetto.
Il duomo di Valadier
Il Duomo crollò dopo il terremoto del 1789 e fu ricostruito in forme neoclassiche da Giuseppe Valadier: per questo non somiglia a niente di ciò che gli sta intorno.
De Carlo
Dalla fine degli anni Cinquanta Giancarlo De Carlo costruì i collegi universitari sul colle di fronte, in mattone e cemento, assecondando il pendio invece di spianarlo. Sono fra gli edifici del dopoguerra più ammirati d'Italia e sono quasi privi di visitatori.