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Agnone

Agnone: Cultura

La cultura di Agnone è fatta di due cose che ovunque sarebbero insolite: un'economia artigiana sopravvissuta e un rito del fuoco.

La fonderia

Le campane qui si fondono ancora alla maniera medievale: una forma costruita con argilla, pelo di capra e sterco di cavallo intorno a una sagoma di legno, decorata con rilievi di cera, interrata in una fossa e riempita di bronzo in una sola colata. La famiglia lo fa da una trentina di generazioni. Si può guardare, e la bottega ne ha l'odore.

La 'Ndocciata

Il 24 dicembre, e di nuovo ai primi del mese, torce a ventaglio di abete e ginestra — alcune con più di venti fiamme su un solo telaio — vengono costruite dai quartieri e portate giù per il corso da centinaia di persone. È davvero antica, legata al solstizio d'inverno quanto al Natale, e non è una ricostruzione.

Il rame

I ramai rimasti battono ancora pentole, alambicchi e arredi sacri su ordinazione, e il rumore fa parte della strada.

Lo spopolamento

Qui tutti hanno parenti all'estero, e ad agosto Agnone suona di nuovo come un paese di diecimila abitanti. Il resto dell'anno no.

Dialetto e distanza

Qui si parla una lingua più vicina ai dialetti di montagna abruzzesi che a quelli della bassa molisana, il che corrisponde a come il paese ha sempre commerciato: verso nord e verso fuori, non giù verso la costa.

La tavola

Caciocavallo dei pascoli alti, pecorino, salsiccia, e le ostie ripiene con noci e miele, che si fanno qui e quasi da nessun'altra parte.

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