Gaiole in Chianti
Gaiole in Chianti: Cultura
La forma del paese è la sua cultura. Per secoli il cuore di Gaiole è stata la strada-piazza di via Ricasoli, luogo di commercio e di vita quotidiana. Un paese di mercato non costruisce una piazza monumentale: allarga una strada.
Lo stemma sono tre pini d'Italia, quello centrale più alto con la chioma sovrastante le altre, concesso con decreto del Presidente della Repubblica del 2 ottobre 1995.
La cultura del vino, qui, ha un autore documentato. Bettino Ricasoli — il "Barone di Ferro", e per molti anni sindaco di Gaiole — cominciò a seguire personalmente la proprietà di Brolio nel 1829, appena ventenne, e per tutta la vita alternò impegni politici e studi approfonditi di viticoltura. Nel 1874, dopo anni di ricerche e sperimentazioni, definì l'uvaggio per il Chianti Classico al quale, quasi un secolo più tardi, si è ispirato il disciplinare di produzione del più famoso vino italiano.
L'abitudine all'esportazione è più antica della formula. Un atto notarile del 1696 assicurava un carico di pregiati vini in partenza dal porto di Livorno per Amsterdam, e nel 1722 il duca di Norfolk scriveva a un rappresentante di Brolio a Londra per assicurarsi ogni mese "cinquanta o più casse del vero Chianti".
E una tomba fa di questo un luogo di pellegrinaggio per un'altra ragione. Nel cimitero comunale si trova la tomba di Carla Lonzi, storica e critica d'arte, filosofa e fondatrice nel 1970 di Rivolta Femminile.
Verificato su Visit Tuscany (Toscana Promozione Turistica), ottobre 2026.
