Radda in Chianti
Radda in Chianti: costruzione e trasformazioni nel tempo
L'impianto urbano è la cosa più antica e la meglio conservata. Il centro di Radda è un unico asse viario principale con una piazzetta su cui prospettano sia il Palazzo del Podestà sia la chiesa parrocchiale; da quella spina partono strade minori che compongono un anello. Poiché l'impianto non ha conosciuto modifiche nel corso dei secoli, le abitazioni civili hanno mantenuto le strutture medievali, riportate alla luce solo con i restauri della fine del XX secolo.
Le mura furono un investimento fiorentino. La notevole importanza strategica di Radda nel Quattrocento portò la Repubblica a dotare il borgo di una struttura difensiva in muratura. Una prima cerchia era già stata realizzata nel XIV secolo, ma le difese furono potenziate dopo le guerre aragonesi, specialmente dopo il 1478, quando Radda fu conquistata e saccheggiata; i lavori si protrassero fino ai primi anni del Cinquecento.
Ciò che ne resta è stato assorbito dal paese. Rimangono brevi tratti e alcune torri, la meglio conservata prospetta sui giardini pubblici. L'andamento della cerchia non è semplice da seguire per via delle costruzioni che vi sono state addossate nei secoli, e sono scomparse entrambe le porte d'accesso.
Il Palazzo del Podestà si legge a strati. Il porticato appartiene all'edificio primitivo, nei modi dell'architettura minore fiorentina dei primi del XV secolo. Le finestre del primo piano appartengono alla ricostruzione post 1478. Il secondo piano e le carceri furono aggiunti nel Settecento.
Anche una ghiacciaia è una tipologia. Nella Toscana granducale se ne realizzarono in più luoghi; molte avevano forma piramidale, come quella del Parco delle Cascine a Firenze, ma quella di Radda fu fatta a tronco di cono e seminterrata. D'inverno vi si accumulava neve pressata e, grazie alla tecnica costruttiva e all'esposizione rigorosamente a nord, la neve si trasformava in perfetti blocchi di ghiaccio.
La superficie più vistosa del paese ha cent'anni. La Propositura di San Niccolò era sempre rimasta priva di facciata; ne ricevette una nel 1926 su progetto di Adolfo Coppedè, e nella stessa occasione fu rifatta la piazza sottostante con la fontana pubblica dalla quale l'acqua scaturisce da una bocca di leone. Lo stile è detto neoromanico da alcune fonti e neogotico da altre; quello che c'è è un grande arcone a tutto sesto sotto un tetto a capanna sostenuto da due mensoloni a testa di leone, con un rosone e una lunetta in terracotta.
