
Bomarzo
Bomarzo: costruzione e trasformazioni nel tempo
Il Sacro Bosco fu costruito scavando più che collocando.
Molte delle sculture più grandi del vero sono scolpite nella roccia viva, ed è per questo che stanno dove stanno: il giardino segue gli affioramenti di un paesaggio prevalentemente brullo anziché un impianto rilevato a tavolino.
Non c'è, per scelta, alcun ordine leggibile. Le numerose statue mostruose appaiono slegate da qualsiasi piano razionale e sparse quasi a caso nell'area — sol per sfogare il Core, come recita un'iscrizione su un obelisco.
La paternità è certa, l'attribuzione del disegno no. È opera di Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1528-1588), e il disegno è stato attribuito a Pirro Ligorio, noto architetto e antiquario dell'epoca.
Una parte gioca con la costruzione stessa. Accanto a un'esedra formale sta un edificio inclinato, la cosiddetta Casa Storta, e un piccolo tempio ottagonale fu aggiunto circa vent'anni dopo in onore di Giulia Farnese.
La ragione dell'intero impianto resta in gran parte ignota; una proposta è che fosse pensato come contraltare alla perfetta simmetria e all'impianto dei grandi giardini rinascimentali vicini, la Villa Farnese di Caprarola e Villa Lante a Bagnaia.
E ha dovuto essere ricostruito come si ricostruisce un rudere: invaso dalla vegetazione e trascurato per tutto l'Ottocento e buona parte del Novecento, fu restaurato dagli anni Settanta dalla famiglia Bettini.