
Bomarzo
Scopri Bomarzo
Un'introduzione concisa a Bomarzo, alla sua geografia, storia e cultura.
Introduzione
Bomarzo è un comune di circa 1.700 abitanti della provincia di Viterbo, nel Lazio nord-occidentale, nella bassa valle del Tevere fra Lazio e Umbria. Dista 14,5 chilometri a est-nord-est da Viterbo e 68 chilometri a nord-nord-ovest da Roma.
La sua attrattiva principale è un giardino, chiamato di solito Sacro Bosco o, localmente, Bosco dei Mostri, dal nome delle numerose sculture più grandi del vero, alcune scolpite nella roccia viva, che popolano un paesaggio prevalentemente brullo.
È opera di Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1528-1588), condottiero e mecenate. Era molto legato alla moglie Giulia Farnese, figlia di Galeazzo Farnese duca di Latera, e alla sua morte creò i giardini. Il disegno è stato attribuito a Pirro Ligorio, noto architetto e antiquario dell'epoca.
L'intento è dichiarato in modo insolitamente esplicito: il parco fu concepito non per piacere, ma per stupire, e come molte opere manieriste la sua simbologia è oscura.
Bomarzo fu feudo storico della famiglia Orsini, il cui castello sta al margine dell'abitato fitto, finché a metà degli anni Quaranta del Seicento passò a Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, elevato al titolo di duca di Bomarzo.
Domande frequenti
Che cos'è il Sacro Bosco? Un giardino cinquecentesco, localmente Bosco dei Mostri, così chiamato per le numerose sculture più grandi del vero — alcune scolpite nella roccia viva — che popolano un paesaggio prevalentemente brullo.
Chi lo fece, e perché? Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1528-1588), condottiero e mecenate. Era molto legato alla moglie Giulia Farnese, e alla sua morte creò i giardini.
Chi lo progettò? Il disegno è stato attribuito a Pirro Ligorio, noto architetto e antiquario dell'epoca.
Perché è così strano? Perché doveva esserlo. Il parco fu concepito non per piacere, ma per stupire, e come molte opere manieriste la sua simbologia è oscura.
C'è un piano? Le statue appaiono slegate da qualsiasi disegno razionale e sparse quasi a caso — sol per sfogare il Core, dice un'iscrizione su un obelisco. La ragione dell'impianto resta in gran parte ignota.
Che cosa cercare? Un elefante da guerra di Annibale che stritola un legionario romano; Cerere distesa sulla nuda terra con un vaso di frutti sul capo; la Casa Storta, edificio inclinato accanto a un'esedra formale; e il piccolo tempio ottagonale aggiunto circa vent'anni dopo per Giulia Farnese.
È collegato agli altri giardini vicini? Forse come opposto. Una proposta è che fosse pensato come contraltare alla perfetta simmetria dei grandi giardini rinascimentali della Villa Farnese di Caprarola e di Villa Lante a Bagnaia.
È sempre stato visitabile? No. Fu invaso dalla vegetazione e trascurato per tutto l'Ottocento e buona parte del Novecento, e restaurato dagli anni Settanta dalla famiglia Bettini. Resta privato.
Da dove viene il nome Bomarzo? È discusso. Il nome attuale deriva da Polymartium, menzionato per la prima volta nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono, con l'etimologia polis martium, città di Marte, che suggerisce un'origine romana — benché non siano state trovate prove archeologiche di una città romana. Un'altra proposta ne fa un idronimo, da una palude formata dal torrente locale.
Che altro c'è nel territorio? La Piramide etrusca, le tagliate e le necropoli, i ruderi di un acquedotto romano e le fornaci dei Volumni.
Quanto dista? 14,5 km a est-nord-est da Viterbo; 68 km a nord-nord-ovest da Roma.
Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.