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Bomarzo - Goparoo

Bomarzo

Bomarzo historical timeline

Storia

Nonostante i molti ritrovamenti archeologici susseguitisi sul territorio dagli inizi dell'Ottocento, le origini dei suoi primi abitanti rimangono avvolte nel mistero: alcuni indicano il popolo asiatico dei Meoni, altri i misteriosi Rinaldoniani. Certo resta il fatto che il territorio fu intensamente popolato sia dagli Etruschi sia dai Romani, che lo conquistarono intorno al V secolo a.C. e ne ascrissero la popolazione alla tribù Arniense.

A testimonianza di quei tempi restano molte prove tangibili nell'area: la Piramide etrusca, le tagliate e le necropoli, i ruderi di un acquedotto romano, le fornaci dei Volumni. Una fabbrica romana di laterizi impiantata nelle vicinanze potrebbe essere appartenuta a Domizia Calvilla, madre dell'imperatore Marco Aurelio.

Il nome è discusso. La forma attuale deriva da Polymartium, menzionato per la prima volta nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono; l'etimologia polis martium, città di Marte, suggerisce un'origine romana, benché finora non siano state trovate prove archeologiche di una città romana. Una proposta alternativa ne fa un idronimo, da una piccola palude formata dal torrente locale.

Dopo la deposizione dell'ultimo imperatore romano d'Occidente, Bomarzo continuò a costituire un'unità amministrativa dentro il mondo romano: prima sotto Odoacre, poi sotto Teodorico e i suoi successori. Nella tarda antichità il vescovo locale sembra aver acquisito sempre più importanza, fino a divenire l'effettivo rettore cittadino.

Con lo scoppio della guerra d'Italia (535-553) Bomarzo venne ripetutamente invasa: prima dalle armate di Totila, poi dai Longobardi di Alboino fra il 569 e il 590. L'ultima invasione si ebbe nel 739 per mano del re Liutprando, che la sottrasse al Ducato romano insieme ad Amelia, Orte e Blera. Con le vittoriose campagne franche in Italia (755-756) fu riassegnata al territorio romano, retto non più dai Bizantini ma dal papa. Intorno all'XI secolo la diocesi locale fu probabilmente soppressa, e con essa finì il dominio dei suoi vescovi sulla città.

Nei secoli passò più volte di mano. Fu venduta da un certo Uffreduccio Risio, Veraldo e altri consignori alla città di Viterbo nel 1298, e poi infeudata agli Orsini, che la tennero fino alla metà degli anni Quaranta del Seicento — nel 1340 è attestato Anselmo Orsini, signore di Bomarzo — quando passò a Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, elevato al titolo di duca di Bomarzo.

E nel Cinquecento, fra i due, arrivò il giardino. Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1528-1588), lo creò dopo la morte della moglie Giulia Farnese.

Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.

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