
Nemi
Nemi historical timeline
Storia
Nemi comincia come bosco e non come insediamento. Il nome deriva dal latino nemus, "bosco sacro", e nell'antichità la zona non aveva alcun abitato: c'era il bosco, e in esso il tempio di Diana Nemorense, uno dei più celebri culti e templi romani.
Il tempio era un santuario romano eretto attorno al 300 a.C. e dedicato a Diana, benché il culto della dea a Nemi fiorisse almeno dal VI secolo a.C. Sorgeva sulla sponda settentrionale del lago, sotto le rupi del paese moderno, ed era celebre meta di pellegrinaggio nella penisola italiana. Fu abbandonato a un certo punto della tarda età imperiale; parte dei marmi e delle decorazioni fu asportata, l'area venne gradualmente ricoperta dal bosco e in genere lasciata indisturbata per secoli, e scavi archeologici amatoriali cominciarono solo nel Seicento.
Forse in rapporto con quel culto, l'imperatore Caligola fece costruire diverse grandissime e costosissime chiatte di lusso per il lago. Una nave era un santuario dedicato alle cerimonie del culto egizio di Iside o del culto di Diana Nemorense, concepita per essere rimorchiata; l'altra era un'imbarcazione da diporto con edifici sopra. Dopo la caduta di Caligola, le barche furono affondate.
Tirarle fuori richiese quattro secoli di tentativi. Furono riscoperte nel Rinascimento, quando l'architetto Leon Battista Alberti avrebbe tentato di sollevarle legandole a botti galleggianti: ingegnoso, e fallito, per via del marciume esteso.
Furono infine recuperate per ordine di Benito Mussolini, uno dei molti tentativi di accostarsi agli imperatori romani del passato. Le navi furono messe allo scoperto abbassando il livello del lago, usando canali sotterranei scavati dagli stessi antichi Romani. Lo scavo fu diretto da Guido Ucelli e documentato nel suo Le Navi di Nemi (Roma, 1950). L'operazione si concluse nel 1932; sull'anno d'inizio i resoconti divergono, con la fonte italiana che indica il 1927 e quella inglese il 1929.
E poi bruciarono. Le navi furono distrutte da un incendio il 31 maggio 1944. È controverso se l'incendio sia stato appiccato dalle forze tedesche in ritirata alla fine della Seconda guerra mondiale o provocato accidentalmente da occupanti abusivi rifugiatisi nell'edificio del museo.
Nella storia propria del paese, una data minore: nel 1514 Marcantonio I Colonna concesse a Nemi gli Statuti e Capituli del Castello di Nemi.
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