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Viterbo

Viterbo: Cultura

L’evento che definisce Viterbo è la Macchina di Santa Rosa, e non ha davvero eguali. Ogni tre settembre una torre alta una trentina di metri e pesante circa cinque tonnellate, illuminata da cima a fondo, viene portata per le strade al buio sulle spalle di un centinaio di uomini. È riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale, e la struttura viene ridisegnata ogni pochi anni.

I portatori — i Facchini di Santa Rosa — sono un sodalizio formale con prove di selezione, e l’appartenenza è una posizione di rilievo in città.

La cultura termale è più antica e più quotidiana. La sorgente del Bullicame era nota ai romani ed è nominata da Dante nell’Inferno; oggi ci sono stabilimenti a pagamento e anche vasche all’aperto libere dove la gente sta nell’acqua sulfurea a qualunque ora, che è la versione più viterbese.

La cucina è dell’interno e frugale: l’acquacotta, zuppa di pane e verdure; i lombrichelli, pasta grossa tirata a mano con farina e acqua; e le nocciole dei monti Cimini, che sono una coltura importante. Il bianco locale, da Montefiascone sul lago di Bolsena, porta l’improbabile nome di Est! Est!! Est!!!

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