Alberobello
Alberobello: Cultura
La cultura di Alberobello è concentrata in modo inusuale su una cosa sola — un modo di costruire — e sul calendario religioso che le gira intorno.
I trullari
L'arte di chiudere una cupola per aggetto senza malta non si è mai spenta del tutto. Ci sono ancora costruttori capaci di alzare un trullo e, cosa più importante, di ripararlo: la manutenzione di millecinquecento tetti a secco è un mestiere corrente, non una dimostrazione folkloristica. Nel 2018 l'UNESCO ha riconosciuto l'arte dei muretti a secco come patrimonio immateriale.
I simboli sui tetti
Molti coni di Rione Monti portano un segno dipinto a calce sulla pietra: croci e monogrammi, cuori, mezzelune, simboli zodiacali e altro. Di solito si spiegano come protettivi o devozionali. Che cosa significassero davvero, e quanto sia antica l'usanza, non è affatto chiaro, e buona parte di ciò che si racconta ai visitatori è inventato.
Vivere in un cono
Il trullo era una casa di un vano solo, e la vita domestica ne discendeva. I letti stavano in alcove ricavate nello spessore del muro e chiuse da una tenda; il focolare stava su un lato, con la canna fumaria dentro il cono; le provviste salivano nella cupola sopra la testa e la cisterna stava sotto il pavimento. Le famiglie erano grandi e il vano no, e col maltempo entravano anche gli animali. L'interno fresco, in penombra e dai muri spessi che i visitatori ammirano d'estate era, per chi ci abitava, un problema d'inverno.
I Santi Medici
Cosma e Damiano, medici e martiri, sono i patroni, e la loro festa di fine settembre è l'appuntamento più grande dell'anno.
La tavola della Valle d'Itria
La cucina è d'altopiano e non di costa: orecchiette, fave e cicorie, bombette di maiale arrotolate e cotte alla brace, capocollo della vicina Martina Franca e i bianchi della valle.