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Illustrazione stilizzata di Campo San Salvador in Venezia - Goparoo

Campo San Salvador

Campo San Salvador Cronologia Storica

Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2026
6.7 /10
Valutazione editoriale
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Origini

Secondo la tradizione la chiesa di San Salvador fu fondata già nel 638, su impulso del vescovo san Magno, dalle famiglie Carosii e Gattolosi. Si dice che il pavimento originario fosse realizzato con grate di ferro sopra acqua corrente, a imitazione della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Punti di svolta

Il 29 febbraio 1287 le autorità veneziane vietarono di cavalcare lungo la vicina Merceria a causa della calca che ciò provocava. I viaggiatori provenienti da Rialto erano tenuti a lasciare i cavalli in Campo San Salvador, legandoli a un palo di legno -- e più tardi a un fico -- accanto a un pozzo profondo usato per abbeverarli, prima di proseguire a piedi verso la Piazza. Una colonna marmorea sostituì quel fico nel 1898.

Personaggi influenti

La chiesa attuale fu ricostruita a partire dal 1508 circa su progetto di Giorgio Spavento; dopo la sua morte, l'anno seguente, Tullio Lombardo e più tardi Vincenzo Scamozzi ne proseguirono i lavori, con la facciata infine aggiunta nel 1663 da Giuseppe Sardi. La chiesa conserva oggi l'Annunciazione e la Trasfigurazione di Tiziano, insieme al monumento funebre di Caterina Cornaro, già regina di Cipro, e alle tombe di tre dogi veneziani.

Evoluzione culturale

Il carnevale in questo campo divenne davvero violento in almeno due occasioni documentate. Il giovedì santo del 1579 un aggressore mascherato colpì Marco Giustinian, membro del Consiglio dei Dieci, con una ferita mortale al capo. Nel 1602, ancora durante il carnevale, Nicolò Moro -- figlio di Santo Moro -- fu ucciso insieme ad altri tre patrizi mentre tentava di impedire il rapimento di una giovane donna.

Significato attuale

Una palla di cannone è tuttora conficcata nella base di una colonna sulla facciata della chiesa, reliquia del bombardamento austriaco che pose fine nel 1849 alla breve repubblica veneziana di Daniele Manin: un richiamo alla storia veneziana più silenzioso e più duraturo di quanto la folla che ogni giorno attraversa il campo si accorga mai.