
Colonne di San Marco e San Todaro
Scopri Colonne di San Marco e San Todaro
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Architettura
Entrambi i fusti sono in un unico blocco di pietra anziché in rocchi sovrapposti e imperniati: granito monolitico, cavato nel Mediterraneo orientale e trasportato per intero. È questa la difficoltà: un monolito non può essere assemblato in opera, per cui l'intera lunghezza va spostata, sbarcata e poi ruotata in verticale in un'unica operazione.
Il metodo impiegato da Nicolò Barattieri attorno al 1172 è documentato solo per sommi capi, ma il principio consisteva nel sollevare ciascun fusto con funi di canapa bagnate che, asciugandosi, si accorciavano, portando la colonna in piedi per gradi anziché sollevandola di peso. Si racconta che una terza colonna andò perduta in laguna durante lo scarico e non fu mai recuperata.
I capitelli sono la parte scolpita più interessante. Entrambi sono opera veneziana del Duecento e non pezzi antichi di reimpiego, e sulle loro facce compaiono mestieri e arti, animali e figure: un programma a bassorilievo pensato per essere letto da vicino da chi sta sotto, a differenza delle statue poste molto più in alto.
Le basi poggiano su un plinto a gradini che è stato rialzato più di una volta con l'innalzarsi del livello della pavimentazione della Piazzetta: oggi le colonne appaiono dunque proporzionalmente un poco più basse di quando furono erette.
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