Campo San Stin
Campo San Stin Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2026Origini
Il campo prende nome da una chiesa un tempo dedicata a santo Stefano Confessore -- detta localmente San Stefanino per distinguerla dalla più grande chiesa veneziana di Santo Stefano -- nome progressivamente eroso dal dialetto veneziano fino a "San Stin".
Punti di svolta
La chiesa fu chiusa per decreto napoleonico nel 1810 e demolita un decennio più tardi, nel 1821, insieme a molti altri edifici religiosi veneziani giudicati superflui dall'amministrazione francese. Il pittore Bernardo Bellotto aveva ritratto il campo, chiesa compresa, in un dipinto eseguito prima della sua scomparsa: una delle poche testimonianze visive di come apparisse Campo San Stin nella sua forma originaria.
Personaggi influenti
Un pozzo al centro del campo, aggiunto nel Cinquecento, porta ancora un'iscrizione commemorativa che attribuisce a un Jacobus Barbaro l'averlo fatto costruire per l'uso comune di tutti gli abitanti attorno al campo: un piccolo atto di generosità civica tipico del modo in cui venivano finanziati i pozzi, di fatto l'unica fonte d'acqua dolce in una città circondata dall'acqua salata.
Evoluzione culturale
Pur privo della sua chiesa, Campo San Stin conservò il carattere residenziale ordinario tipico di un campo di quartiere veneziano, e gli edifici circostanti non furono mai ricostruiti in forme più sontuose.
Significato attuale
Oggi il campo resta un luogo quieto e in gran parte residenziale, a breve distanza a piedi dai Frari e dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, ma ben fuori dal percorso turistico principale tra i due.