Mercato di Rialto
Mercato di Rialto Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Origini
Il commercio a Rialto è documentato già dall'XI secolo, e il mercato compì un passo decisivo verso la forma moderna nel 1097, quando due ricchi veneziani, Pietro e Tiso Orio, donarono alla Repubblica un ampio appezzamento in questo luogo, botteghe e magazzini compresi. La pescheria stessa affonda le radici almeno nel Duecento.
Punti di svolta
Nel 1459 le autorità veneziane trasferirono la Pescaria nella sede attuale, pare perché l'odore e il frastuono del commercio ittico erano divenuti molesti per i nobili che conducevano lì accanto i propri affari bancari: Rialto era da tempo anche il quartiere finanziario della città, oltre che il suo mercato ortofrutticolo. Un rovinoso incendio devastò il sestiere nel 1514, e il complesso del mercato fu in seguito ampiamente ricostruito, articolato nelle piazze e nei portici a zone ancora oggi riconoscibili, con antichi nomi di calle come Naranzeria (aranci) e Speziali (spezie) a segnalare dove certe merci venivano un tempo vendute.
Personaggi influenti
L'attuale pescheria, il Palazzo della Pescheria, fu costruita nel 1907 su progetto dell'architetto Domenico Rupolo, in uno stile neogotico deliberatamente concepito per richiamare l'architettura commerciale medievale che aveva definito Rialto per secoli: una loggia aperta ad archi acuti affacciata direttamente sul Canal Grande.
Evoluzione culturale
Accanto alla Pescheria, l'Erberia -- il mercato di frutta e verdura, disteso lungo il Canal Grande tra le Fabbriche Nove e la pescheria -- ha conservato ritmo e spazio propri, formando insieme a essa le due metà di ciò che i veneziani chiamano ancora semplicemente "il mercato".
Significato attuale
Nonostante secoli di trasformazioni tutt'attorno, il Mercato di Rialto resta uno dei pochissimi luoghi della Venezia centrale in cui sono i residenti, e non soltanto i visitatori, a fare la spesa quotidiana: uno dei mercati più antichi d'Europa ancora in funzione vicino al proprio scopo originario.