
Acropoli di Alatri
Scopri Acropoli di Alatri
Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026Introduzione
Alatri, in latino Aletrium, è un comune della provincia di Frosinone, e ciò per cui è nota è l'acropoli megalitica: una cinta di blocchi enormi posati a secco che corona il colle al centro dell'abitato. Fu un'antica città degli Ernici, e l'area era già abitata nel II millennio a.C.
Architettura
L'acropoli di Alatri è un'argomentazione in muratura. Diversi strati di megaliti polimorfi, cavati dalla collina su cui poggiano, sono fatti combaciare perfettamente senza calce né cementi: è l'opera poligonale, in cui ogni blocco è lavorato finché non si accorda ai vicini invece di essere squadrato su un modulo. Il piano sommitale fu ottenuto in parte spianando la roccia e in parte alzando muri di terrazzamento che superano i 15 metri.
Non è una sola campagna, e qui sta la chiave della datazione. Sul colle sono rintracciabili fortificazioni di tre periodi successivi. Nei primi due la costruzione è rozza; nel terzo -- il meglio conservato, e probabilmente poco più recente della cinta urbana sottostante -- i blocchi sono molto ben connessi, le facce spianate, in gran parte poligonali e assai più grandi di quelli della cinta cittadina, fino a circa 3 per 2 metri. Le fonti divergono sul recinto che quei muri delimitano: il resoconto italiano descrive un'area trapezoidale di 19.000 metri quadrati, quello inglese un'area pressoché rettangolare di 220 per 100 metri.
La domanda che le mura pongono è se la loro forma significhi qualcosa. Una lettura archeoastronomica propone che il perimetro ripercorra la figura disegnata in cielo dalla costellazione dei Gemelli al solstizio d'estate. La spiegazione più probabile, come dice la fonte stessa, è che quel particolare andamento sia un adattamento alla naturale conformazione del colle. Una domanda simile pende sulle due porte, il cui rapporto fra altezza e base approssima la sezione aurea.
Ciò che non è in dubbio è l'ingegneria delle aperture. La Porta Maggiore copre il proprio vano con un'unica pietra enorme e prosegue in una galleria a dolmen di 11 metri; la Porta Minore copre il proprio corridoio aggettando progressivamente nove monoliti, metodo il cui unico riscontro è dentro la piramide di Menfi. Due soluzioni del tutto diverse al problema di scavalcare un vuoto, nello stesso muro. Le misure dell'architrave sono esse stesse discusse: 4,0 per 5,13 per 1,3 metri e 27 tonnellate stimate in un resoconto, circa 5 metri di lunghezza per 1,5 di altezza e 1,8 di spessore in un altro, concordi sulla lunghezza e su poco altro.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
La pietra veniva da sotto i piedi. I megaliti sono polimorfi e furono cavati dalla stessa collina su cui sta l'acropoli, poi lavorati finché non si incastrarono senza malta di alcun tipo. Nulla doveva essere trasportato lontano, e nulla doveva essere squadrato su uno standard. La sommità fu spianata in parte lavorando la roccia e in parte con muri di terrazzamento alti oltre 15 metri.
Fu costruita almeno tre volte. Sul colle sono rintracciabili fortificazioni di tre periodi successivi. I primi due sono opera rozza; il terzo è il meglio conservato e probabilmente poco più recente della cinta urbana sottostante, con blocchi fino a circa 3 per 2 metri, molto ben connessi e con le facce spianate. Chi cerca un muro uniforme sta guardando una sequenza.
Quando tutto questo sia avvenuto è davvero irrisolto. L'archeologo francese Louis Charles François Petit-Radel collocò la fondazione di Alatri prima della Seconda Colonia Pelasgica, del 1539 a.C. La scienza archeologica ha sostenuto invece un'origine ernica con una complessiva ristrutturazione in età romana. Alcuni studiosi collocano le mura al VI secolo a.C., altri ben quattro secoli prima; Filippo Coarelli ha proposto il IV-III secolo a.C. Nessuna lettura ha soppiantato le altre.
Un censore romano lasciò la propria ricevuta. Lucio Betilieno Varo registrò in un'epigrafe le opere pubbliche da lui fatte realizzare, e due sono ancora rintracciabili: un lacus ad portam, che si ritiene sia la cisterna rinvenuta accanto alla Porta Maggiore durante recenti lavori su via Gregoriana e poi reinterrata, e un acquedotto in pressione che riforniva la città. Fece costruire anche il colonnato dal foro alla rampa dell'acropoli, nella seconda metà del II secolo a.C.
Il borgo medievale che stava sopra fu demolito per ordine. Nel Medioevo l'acropoli perse in parte le funzioni di area sacra, fu fortificata e inglobata nel centro abitato, con numerose abitazioni costruite al suo interno; di quell'insediamento sono state rinvenute alcune rovine. Fu distrutto nel 1326 per ordine del rettore di Campagna e Marittima, a seguito della cacciata di Francesco de Ceccano, che vi si era insediato occupandola. Da allora rimasero soltanto la cattedrale di San Paolo e il vescovado, riedificato fra il 1337 e il 1342 con una prigione nei sotterranei. Al centro dell'arce stava un edificio, sul sito dell'attuale cattedrale, di cui si conserva solo una piccola parte.
Il paese la ripulì per un papa in dieci giorni. L'area fu restaurata nel 1843: in occasione della visita di Gregorio XVI i cittadini di Alatri lavorarono per dieci giorni consecutivi a ripulire le mura e a costruire un accesso alla parte superiore della città antica, realizzando la strada che ne percorre il perimetro, chiamata via Gregoriana in onore del papa. Ferdinand Gregorovius, in visita pochi anni dopo, scrisse che davanti a quella costruzione provò un'ammirazione per la forza umana assai maggiore di quella che gli aveva ispirato la vista del Colosseo. Anche la scalinata che sale alla Porta Maggiore è parte di quei rifacimenti ottocenteschi.
Il Novecento la piantumò e la mise in rete. Sull'ampia spianata circostante furono messi a dimora lunghi filari di alberi, che hanno fatto dell'acropoli un parco nel cuore del paese, e a ridosso della cattedrale fu eretto un edificio in pietra per occultare un serbatoio dell'acqua.
Domande frequenti
Quanto sono antiche le mura?
Non è risolto, e la forbice è enorme. Petit-Radel collocò la fondazione di Alatri prima del 1539 a.C.; la scienza archeologica ha sostenuto un'origine ernica con ristrutturazione romana; alcuni collocano le mura al VI secolo a.C., altri quattro secoli prima, e Filippo Coarelli ha proposto il IV-III secolo a.C. Parte della ragione di una forbice così ampia è che non esiste un muro unico: sono rintracciabili fortificazioni di tre periodi successivi, il terzo il meglio conservato.
Quanto è grande l'architrave della Porta Maggiore?
I resoconti divergono. Uno dà 4,0 per 5,13 per 1,3 metri con un peso stimato di 27 tonnellate, secondo in Europa soltanto alla Porta dei Leoni di Micene; un altro dà circa 5 metri di lunghezza, 1,5 di altezza e 1,8 di spessore. Concordano sulla lunghezza.
Quanto è ampio il recinto?
Anche questo è discusso: un'area trapezoidale di 19.000 metri quadrati in un resoconto, una pressoché rettangolare di 220 per 100 metri in un altro. I muri di terrazzamento che formano la spianata sommitale superano i 15 metri.
È vero che le mura ricalcano una costellazione?
È stato proposto che il perimetro ripercorra la figura disegnata in cielo dai Gemelli al solstizio d'estate. La fonte osserva che quell'andamento è più verosimilmente un adattamento alla conformazione naturale del colle.
Perché si chiama Porta dei Falli?
Per i tre falli incisi a rilievo sopra la porta, ormai deteriorati, che simboleggiano la fertilità. La porta è detta anche Porta Minore e Grotta del Seminario, e si ritiene che il passaggio sia servito per riti pagani.
Che cosa c'è oggi sull'acropoli?
La concattedrale di San Paolo e il vescovado, riedificato fra il 1337 e il 1342. Quassù stava un insediamento medievale, distrutto nel 1326 per ordine del rettore di Campagna e Marittima. Dal Novecento la spianata è piantata ad alberi.
Che cos'è la via Gregoriana?
La strada che percorre il perimetro, realizzata nel 1843 quando i cittadini di Alatri lavorarono dieci giorni consecutivi per ripulire le mura e aprire un accesso alla città alta in occasione della visita di papa Gregorio XVI, e intitolata in suo onore.
Qual è la salita più comoda?
La rampa sul lato settentrionale. Fu aggiunta più tardi delle porte, pur probabilmente ancora in antico, ed è dove terminava il colonnato che Betilieno Varo fece costruire dal foro. In cima sta un leone di pietra calcarea.
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