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Sant'Ivo alla Sapienza in Roma - Goparoo

Sant'Ivo alla Sapienza

Sant'Ivo alla Sapienza caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2026
8.2 /10
Punteggio Goparoo
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Sant'Ivo alla Sapienza site plan

La chiesa

Alzate gli occhi dalla strada e la troverete prima della porta. Sopra i tetti di corso del Rinascimento sta un tamburo a gradoni, e dalla sua sommità sale la cosa: una spirale di pietra chiara, una rampa che si avvolge su se stessa per tre o quattro giri stringendosi, come un cavatappi o una conchiglia messa in piedi, e che finisce con una piccola croce di ferro e, sotto, una sfera e un uccello con un ramoscello nel becco. È una sagoma più che un edificio, e nel cielo di Roma non c’è nulla di simile.

La chiesa, invece, non sta su una strada. Sta in fondo a un lungo cortile porticato dell’antica università, due ordini di archi semplici che corrono su entrambi i lati; la chiusura di fondo è una facciata che si incurva all’indietro, piegata come una conca poco profonda, così che la corte sembra raccogliersi verso di essa. Dal selciato del cortile si vedono facciata e cupola in una sola inquadratura.

Dentro, la sala è bianca, alta e di forma strana. Non ci sono navata né navate laterali: è un unico spazio centrale la cui parete alterna, girando, una campata semicircolare sporgente e un angolo strettamente pinzato, sei dell’una e sei dell’altro, così che la pianta è una stella a sei punte e la si legge tutta stando in mezzo. Alte lesene piatte salgono fra le campate senza interruzione e proseguono dritte dentro la cupola, che ripete la stessa alternanza sopra la testa.

Guardare dritto in su è il punto. La volta è di semplice stucco bianco, divisa nelle stesse campate alternate e cosparsa di stelle a rilievo e teste di cherubino alate in bassorilievo; ogni campata si restringe salendo finché tutte si incontrano in un piccolo occhio luminoso in cima. Niente pittura, niente oro, nessuna figura: tutto l’effetto è fatto di ombra sul bianco. Sotto i piedi il pavimento risponde con intarsi marmorei bianchi e neri, e sull’altare, nella punta di fondo della stella, sta un solo grande dipinto.

Punti salienti

La lanterna a spirale

La lanterna cuspidata che sale a cavatappi, sormontata da una croce e con una sfera e una colomba col ramoscello d’ulivo nel becco, in ferro battuto. Si vede dalle strade attorno, chiesa aperta o chiusa. L’ape Barberini volante di Urbano VIII sta nel suo tetto.

La pianta a stella

Una pianta mistilinea a sei punte che richiama una stella di Davide — letta allora, dice l’opera di riferimento, come stella di Salomone, simbolo della sapienza — composta di curve e punte triangolari troncate.

La cupola polilobata

Porta in alto punte e lobi alternati della pianta, così la geometria si legge dal pavimento. Lo slancio delle lesene raccoglie l’occhio dentro di essa.

Il pavimento marmoreo

Disegnato dal Borromini: un articolato disegno a intarsi marmorei bianchi e neri.

La pala d’altare

Sant’Ivo, patrono degli avvocati, sopra l’altare. Iniziata da Pietro da Cortona nel 1661 e terminata dall’allievo Giovanni Ventura Borghesi dopo la morte del maestro; Turismo Roma data il compimento al 1683.

L’araldica

Api dei Barberini, draghi dei Boncompagni, aquile dei Borghese, stelle e cime dei Chigi: le armi di famiglie papali successive, nella decorazione del complesso.