
Sant'Ivo alla Sapienza
Scopri Sant'Ivo alla Sapienza
Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2026Introduzione
Sant'Ivo alla Sapienza si erge all'interno del piccolo cortile del Palazzo della Sapienza, sede dell'Università di Roma dal XV secolo fino al 1935. Francesco Borromini la costruì tra il 1642 e il 1660, consacrata nel 1660, adattando il progetto a un palazzo già progettato e parzialmente realizzato da Giacomo della Porta: la chiesa chiude il fondo di quello che si chiama ancora il cortile del della Porta.
La dedicazione è a sant'Ivo, patrono degli avvocati e dei giuristi, scelta ovvia per la chiesa di un'università. La pianta richiama una stella di Davide — letta allora, dice l'opera di riferimento, come stella di Salomone, simbolo della sapienza — ed è composta di curve e punte triangolari troncate più che di campate rette.
Sopra sale una cupola polilobata e una lanterna cuspidata a spirale, sormontata da una croce e con sfera e colomba col ramoscello d'ulivo in ferro battuto. Il pavimento, disegnato dal Borromini, ha un articolato disegno a intarsi marmorei bianchi e neri, e l'effetto dell'interno nasce dalla movimentata planimetria e dallo slancio delle lesene.
La decorazione registra chi pagò: le api dei Barberini, per Urbano VIII, con i draghi dei Boncompagni, le aquile dei Borghese e le stelle e le cime dei Chigi. La pala fu iniziata da Pietro da Cortona nel 1661 e terminata dal suo allievo Giovanni Ventura Borghesi, nel 1683 secondo Turismo Roma.
Architettura
Una pianta che è un diagramma, portata fin sul tetto. Borromini scelse un pavimento che richiama una stella di Davide, che l’opera di riferimento dice sarebbe stata letta allora come stella di Salomone, simbolo della sapienza: l’emblema esatto per la cappella di un’università. Turismo Roma chiama la pianta mistilinea, a stella di sei punte, e la geometria è fatta di curve e punte triangolari troncate che si alternano attorno alla stanza invece che di campate rette.
Lo straordinario è che Borromini non abbandona quella geometria all’altezza del cornicione. La cupola polilobata porta in alto punte e lobi alternati, così la stella resta leggibile guardando dritto in su: pianta e volta sono una sola idea a due quote. L’energia dell’interno, nella formula di Turismo Roma, nasce dalla movimentata planimetria e dallo slancio delle lesene, che raccolgono l’occhio dentro la cupola invece di cingere le pareti.
La lanterna è la parte celebre: una forma cuspidata che sale a spirale, sormontata da una croce e con una sfera e una colomba col ramoscello d’ulivo nel becco, tutto in ferro battuto. L’intero giudizio di Wikipedia è che la lanterna a cavatappi della cupola fu una novità; in città non c’è nient’altro di simile.
L’ambiente non era suo. La chiesa sta in fondo al cortile di Giacomo della Porta, e Borromini vi fuse una facciata curva invece di costruire un fronte. Dentro, il pavimento è un suo disegno a intarsi marmorei bianchi e neri, e la decorazione porta le api dei Barberini — l’ape volante di Urbano VIII è nel tetto della lanterna — con i draghi dei Boncompagni, le aquile dei Borghese e le stelle e le cime dei Chigi.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
Diciotto anni, dentro un palazzo già fatto a metà. Borromini aprì il cantiere nel 1642 e finì nel 1660, e il vincolo determinò il risultato: il Palazzo della Sapienza era stato progettato e parzialmente realizzato da Giacomo della Porta, e la chiesa doveva completarlo.
È per questo che la facciata curva. Invece di costruire un fronte, Borromini fuse una facciata curva della chiesa con il cortile, così che i due si leggano come una sola composizione e la chiesa diventi il fondo di una corte invece di un oggetto su una strada. La larghezza dell’edificio era di fatto decisa prima che cominciasse, e Turismo Roma definisce piccolo il cortile in cui sta.
La pianta a stella è la risposta trovata dentro quel vincolo: una geometria centrale di curve e punte troncate che non ha bisogno di un fronte stradale per avere senso, e che può salire attraverso una cupola polilobata senza tamburo convenzionale. La lanterna a spirale è l’ultima mossa, e l’unica parte dell’edificio che sfugge del tutto al cortile: è ciò che vedono le strade attorno.
Il denaro è registrato nella fabbrica. Urbano VIII Barberini patrocinò i lavori, e Borromini mise l’ape volante di famiglia nel tetto della lanterna. La consacrazione arrivò nel 1660; la pala seguì, iniziata da Pietro da Cortona nel 1661 e terminata dall’allievo Giovanni Ventura Borghesi dopo la sua morte, nel 1683 secondo Turismo Roma.
Domande frequenti
Si può entrare? Nessun orario di visita è pubblicato. Turismo Roma indica solo la messa dal lunedì al venerdì alle 09.00 nella Sala della rettoria, con ingresso da Corso del Rinascimento 40 e da Via del Teatro Valle 33, e precisa che la domenica e nei festivi l’ingresso è consentito solo da Via del Teatro Valle 33. Mettete in conto l’esterno.
Che cos’è quella spirale lassù? La lanterna cuspidata della cupola, che sale a spirale ed è sormontata da una croce, con sfera e colomba col ramoscello d’ulivo in ferro battuto. Wikipedia dice solo che la lanterna a cavatappi fu una novità.
Perché la pianta è una stella? Borromini scelse una pianta che richiama una stella di Davide, che l’opera di riferimento dice sarebbe stata letta allora come stella di Salomone, simbolo della sapienza: l’emblema giusto per una chiesa universitaria.
Chi la costruì e quando? Francesco Borromini, dal 1642 al 1660, consacrata nel 1660, a completamento di un palazzo progettato e in parte realizzato da Giacomo della Porta.
Chi è sant’Ivo? Sant’Ivo, o Yves: Turismo Roma lo dice patrono degli avvocati, l’opera di riferimento patrono dei giuristi. In ogni caso il santo giusto per la chiesa dell’Università di Roma.
Chi dipinse la pala? Pietro da Cortona la iniziò nel 1661 e il suo allievo Giovanni Ventura Borghesi la terminò dopo la sua morte; Turismo Roma data il compimento al 1683.
Di chi sono quelle api? Dei Barberini, per Urbano VIII, che patrocinò i lavori: Borromini mise l’ape volante di famiglia nel tetto della lanterna.
Si paga? Nessun prezzo è pubblicato.
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