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Basilica di San Biagio, Finalborgo

Basilica di San Biagio, Finalborgo caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 19 ottobre 2026
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Basilica di San Biagio, Finalborgo site plan

La chiesa

Il campanile è più antico di tutto quello che gli è attaccato. Ottagonale, con sottili bifore, apparteneva alla chiesa gotica del 1372-1375 e l’edificio seicentesco lo ha semplicemente conservato.

E l’abside antica è ancora lì, schiacciata. L’abside e le cappelle absidali della chiesa trecentesca sono state conservate parzialmente nel breve spazio fra l’edificio seicentesco e le mura del Borgo. È il tipo di sopravvivenza che capita solo quando una chiesa nuova viene posta ad angolo rispetto a quella vecchia.

Sopra il portale mediano c’è un marchese. Il monumento funebre dell’ultimo marchese della famiglia carrettesca, commissionato dal suo erede Giovan Andrea Doria e trasportato in San Biagio solo nel 1805, quando la chiesa di Santa Caterina fu confiscata da Napoleone e usata per alloggiare le truppe. La statua è opera di Battista Orsolino, di scuola scultorea di Taddeo Carlone.

Il presbiterio contiene la cosa per cui venire. L’altare maggiore del 1799, di Pasquale Bocciardo con l’aiuto dello zio Andrea Casareggio, col quale condivideva la bottega in via Giulia a Genova. La sua famosa particolarità è il drappo del tavolo, che sembra di stoffa ricamata ma in realtà è puro marmo. Anche la balaustra accanto è sua: quattro angeli che sorreggono la tovaglia decorata da un fine lavoro a bulino.

Le pareti sono state dipinte tardi e due volte. Affrescate e stuccate nel 1878 da Francesco Semino e Domenico Buscaglia — la cupola e la volta del presbiterio — e riprese nel 1911 da Luigi Gainotti e Antonio Bertolotto.

Punti salienti

Un drappo di marmo che sembra stoffa

Sull’altare maggiore del 1799 di Pasquale Bocciardo. La fonte lo definisce la famosa particolarità dell’altare: il drappo del tavolo sembra di stoffa ricamata ma in realtà è puro marmo.

Un santo ridipinto in un altro santo

Il trittico delle Nozze mistiche di santa Caterina d’Alessandria, di scuola di Bernardino Fasolo, fu realizzato per i Disciplinanti di Santa Caterina e portato qui nel 1626, quando le due confraternite si unirono. Fu aggiunta una ricca cornice e san Gottardo venne modificato in san Biagio aggiungendogli in mano un pettine da cardatore.

Il campanile gotico ottagonale

Con sottili bifore, conservato dalla chiesa del 1372-1375 quando questa fu demolita per l’edificio attuale, che le sta a novanta gradi. Parte dell’abside gotica sopravvive nello spazio fra la chiesa nuova e le mura.

Il pulpito e la Visione di Ezechiele

Attribuito a Pasquale Bocciardo, il pulpito marmoreo del 1764-1765 è definito curioso e fantasioso; vi scolpì la Visione di Ezechiele con il carro divino e i tetramorfi.

Il santo delle alluvioni, che sta anche sulla porta

Una tela di san Giovanni Nepomuceno, patrono di Boemia e protettore dalle alluvioni, di Giuseppe Paganelli da Bergamo del 1798. Lo stesso santo è raffigurato sulla superficie interna di Porta Testa, la faccia da cui irromperebbero le acque di un allagamento improvviso.

Un altare costruito in parte con un castello

Il supporto sotto la Madonna delle Grazie del 1723, forse di Pietro Ripa, ha colonne rivestite di marmo che comprendono materiale riutilizzato dal vicino sito di Castel Gavone.