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Basilica di San Biagio, Finalborgo

Basilica di San Biagio, Finalborgo cronologia storica

Ultimo aggiornamento il 19 ottobre 2026
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Questa parrocchia si è spostata una volta ed è stata ricostruita due, e ogni passaggio è ancora leggibile. Cominciò al di là del torrente Aquila, fuori dalle mura; fu portata dentro nel Trecento e costruita in gotico; e tre secoli dopo fu abbattuta e sostituita da una chiesa girata di novanta gradi, che ne conservò il campanile e lasciò in piedi l’abside vecchia nello spazio dietro. Poi si è riempita dei contenuti di un convento che lo Stato aveva preso. Quello che si vede è il terzo edificio, che porta la torre del secondo e i mobili della quarta istituzione.

Cronologia

  1. Il regolamento del dazio di Genova elenca gli abitanti di Finale come esportatori di lana e canapa. È quel commercio il motivo per cui san Biagio, protettore dei cardatori di lana, è il patrono di qui, e il suo culto è probabilmente uno dei più antichi del Finale.
  2. La chiesa compare per la prima volta in un documento scritto. Sta allora dall’altro lato del torrente Aquila, con annesso un ricovero per malati; di nessuno dei due resta rudere, e l’origine di quella prima chiesa è ignota.
  3. La chiesa viene ricostruita entro il perimetro delle mura di Finalborgo, con conclusione nel 1375, in stile gotico. Il suo campanile ottagonale è quello in piedi oggi.
  4. fine Cinquecento La chiesa gotica viene danneggiata in seguito alla seconda invasione del marchesato di Finale da parte della Repubblica di Genova, ed è ormai inadeguata per dimensioni. La decisione che ne segue è quella che ha dato forma all’edificio.
  5. La Confraternita dei Disciplinanti del convento di Santa Caterina si unisce a quella di San Biagio, e il trittico delle Nozze mistiche di santa Caterina viene trasportato qui. Si aggiunge una ricca cornice e san Gottardo è convertito in san Biagio con un pettine da cardatore.
  6. Viene avviata la chiesa attuale, conclusa nel 1650, su progetto dell’architetto finalese Andrea Storace: croce latina, tre navate, cupola centrale, e pianta ruotata di novanta gradi rispetto alla gotica, che per essa viene quasi interamente demolita. Il vecchio campanile e parte della vecchia abside vengono conservati.
  7. Il coro ligneo in noce è terminato dal maestro Giò Benedetto Mora. L’anno dopo Pier Lorenzo Spoleti dipinge per il presbiterio le copie della Trasfigurazione di Raffaello e dell’Assunzione di Rubens.
  8. Pasquale Bocciardo realizza il pulpito marmoreo, concluso nel 1765, scolpendovi la Visione di Ezechiele con il carro divino e i tetramorfi. La fonte lo definisce curioso e fantasioso.
  9. Bocciardo completa l’altare maggiore, aiutato dallo zio Andrea Casareggio. Il drappo del tavolo è scolpito per sembrare stoffa ricamata ed è puro marmo: la cosa più citata dell’edificio.
  10. Il monumento funebre dell’ultimo marchese Del Carretto viene portato dentro da Santa Caterina, confiscata da Napoleone e usata per alloggiare le truppe. Sta sopra il portale mediano; la statua è di Battista Orsolino.
  11. Vengono realizzate le statue del fonte battesimale, Gesù Cristo e San Giovanni Battista: opera neoclassica e primo e unico lavoro in marmo di uno scultore del legno, il genovese Angelo Olivari. La vasca e le balaustre sono di Girolamo Bocciardo, del 1798.
  12. Il governo italiano confisca Santa Caterina per usi civili, dopo la precedente presa napoleonica. Buona parte degli arredi attuali di questa basilica arriva di là attraverso le due confische.
  13. Francesco Semino e Domenico Buscaglia affrescano e stuccano le pareti — la cupola e la volta del presbiterio — campagna ripresa nel 1911 da Luigi Gainotti e Antonio Bertolotto.
  14. L’organo costruito da Gioacchino Concone nel 1784 viene riformato dal savonese Giovanni Battista Dessiglioli.
  15. Nell’aprile papa Pio XII eleva la chiesa alla dignità di basilica minore. Nello stesso anno il crocifisso ligneo del 1693 di Francesco Agnesi, detto il Corsetto, viene spostato da dietro l’altare maggiore al terzo altare della navata destra, senza le sue decorazioni.

Come una chiesa finisce per contenere gli arredi di un altro edificio

Ben poco di quello che riempie San Biagio è stato fatto per essa. Il convento di Santa Caterina — la superga dei Del Carretto, la loro fondazione sepolcrale — è stato confiscato due volte, da Napoleone durante la Repubblica Ligure e dal governo italiano nel 1864, e svuotato a tappe dentro questa chiesa qualche centinaio di metri più in là. La Madonna delle Rose attribuita a Vincenzo Tamagni, che lavorò accanto a Raffaello nelle Logge vaticane, veniva di là; così l’ancona di Pascale Oddone del 1533 dall’altare maggiore del convento, il trittico del 1626 della sua confraternita e, nel 1805, il monumento funebre del marchese. La fonte corregge perfino il proprio racconto su chi pagò l’Oddone: G. Castelnovi identificò il donatore in Luigi Del Carretto, conte e vescovo di Cahors, ma Luigi morì nel 1524, nove anni prima dell’opera, quindi si tratterebbe del nipote Paolo, che ricoprì le stesse cariche dal 1525. E un altare qui è costruito letteralmente con un altro edificio: il supporto sotto la Madonna delle Grazie usa marmo riutilizzato dal sito di Castel Gavone.

Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.