Complesso conventuale di Santa Caterina, Finalborgo
Complesso conventuale di Santa Caterina, Finalborgo cronologia storica
Ultimo aggiornamento il 19 ottobre 2026Nessun altro edificio di questo gruppo è stato tante cose diverse. Santa Caterina è stata costruita come tomba per una famiglia marchionale, abitata da frati per quattro secoli, confiscata due volte, privata di ogni segno religioso, dotata di celle e gestita come prigione per centouno anni, e alla fine restaurata come museo. Ciascuna di quelle vite ha lasciato qualcosa: gli stemmi sui portali murati, gli affreschi, i chiostri pagati da un cardinale, i graffiti nella torre e la collezione che riempie le sale sopra di essi.
Cronologia
- I Del Carretto, feudatari del Marchesato del Finale, fondano il convento e lo usano come prestigiosa e monumentale area sepolcrale. È per questo che è stato costruito, prima che per essere una casa religiosa.
- Vi si insediano i frati domenicani. Terranno il complesso per quattrocentoventuno anni, e i due portali gotici murati sul fianco sud, con gli stemmi dei Del Carretto e l’Agnus Dei, appartengono alla loro chiesa.
- primi del Quattrocento Viene costruita la chiesa, a tre navate su colonne in Pietra del Finale, e affrescata con cicli che raffigurano episodi di vita della Vergine. Quegli affreschi sono ancora sulle pareti.
- Vengono avviati i due chiostri comunicanti, conclusi nel 1530, per volere del cardinale Carlo Domenico Del Carretto. Sono il percorso che oggi si fa per arrivare al museo, e l’ascensore sta nel secondo.
- Viene realizzato il quadrante dipinto dell’orologio del campanile, con la particolarità originaria della rotazione antioraria, a compensare l’ombra di una meridiana che a questa latitudine corre da ovest a est.
- La Repubblica di Genova saccheggia le terre del marchesato, e il convento viene risparmiato, quasi fosse una zona franca e inviolabile. Quell’esenzione è buona parte del motivo per cui le murature ci sono ancora.
- I domenicani sono soppressi dalle leggi napoleoniche della Repubblica Ligure e del Primo Impero. Nel 1805 la chiesa è confiscata e usata per alloggiare le truppe, e il monumento funebre dell’ultimo marchese carrettesco viene portato fuori, a San Biagio, dove sta sopra il portale mediano.
- Il governo italiano prende il complesso per usi civili e la direzione genovese del Genio militare rifà l’interno del campanile come celle di rigore, mentre la chiesa viene ristrutturata togliendo ogni riferimento religioso che la spoliazione napoleonica avesse lasciato. Le celle sono la cosa per cui oggi la maggior parte dei visitatori viene.
- Il terremoto che colpisce il ponente ligure fa cadere la cuspide del campanile, ed è il motivo per cui la torre finisce piatta.
- Anarchici e socialisti arrestati durante i Moti di Milano, sotto Bava Beccaris, vi sono reclusi in numero tale che per loro si ricavano dormitori giù, nell’ex chiesa. In altra epoca li seguiranno antifascisti e prigionieri della seconda guerra mondiale.
- Apre nel convento restaurato il museo archeologico del Finale, con l’oratorio dei Disciplinanti accanto per le mostre. Oggi documenta oltre 350.000 anni di presenza umana nel territorio.
- L’uso carcerario cessa definitivamente, centouno anni dopo essere cominciato. Le celle sono state lasciate come stavano, ed è per questo che i graffiti sopravvivono.
- Comincia un programma di lavori, fino al 2004, che conserva la chiesa col campanile, i due chiostri, i camminamenti, le mura e il giardino botanico. È quello che ha reso visitabile il complesso nel suo insieme.
Che cosa ha portato via ogni confisca
Le perdite qui sono state amministrative più che violente, e sono tracciabili. Napoleone prese il convento durante la Repubblica Ligure e usò la chiesa per alloggiare truppe; il governo italiano lo riprese nel 1864 per usi civili. Fra i due, la chiesa fu privata di ogni riferimento religioso e buona parte degli arredi finì qualche centinaio di metri più in là, a San Biagio, dove gran parte di quello che oggi si vede proviene da qui: la Madonna delle Rose, l’ancona di Pascale Oddone da questo altare maggiore, il trittico fatto per la Confraternita dei Disciplinanti di questo convento e il monumento funebre dei Del Carretto. È rimasto quello che non si poteva portare via — gli affreschi, i portali murati coi loro stemmi, i chiostri — e poi è stata aggiunta una cosa che nessuno avrebbe scelto: una prigione dentro il campanile. Il restauro del 1995-2004 ha trattato tutto questo come documento, celle comprese.
Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.
