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Palazzo del Tribunale, Finalborgo

Scopri Palazzo del Tribunale, Finalborgo

Ultimo aggiornamento il 19 ottobre 2026
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Introduzione

Il Palazzo del Tribunale sorge a Finalborgo, il nucleo murato di Finale Ligure, in provincia di Savona.

È il luogo da cui il marchesato è stato governato e giudicato. Già sede del governo carrettesco, fu in seguito centro giudiziario e amministrativo del Marchesato di Finale.

È più antico dell’opera per cui è noto. L’edificio esisteva almeno dai primi anni del XIV secolo. Nel 1462 il marchese Giovanni I Del Carretto lo ristrutturò, affidando il progetto di recupero a Giorgio Molinari.

La sua cappella custodiva un giuramento. Il dipinto della Madonna fra san Giovanni Battista e sant’Ippolito, di mano ignota del XVII secolo e con un’iscrizione dedicatoria del governatore Diaz de Zamorano datata 1627, si trovava originariamente nella cappella interna di questo palazzo: e davanti ad essa prestavano giuramento le magistrature finalesi. Oggi è nella navata sinistra di San Biagio.

Architettura

È un palazzo governativo medievale, alterato due volte e mai ricostruito. In piedi almeno dai primi anni del XIV secolo, ristrutturato nel 1462 e riallestito internamente nel 1781.

L’opera del 1462 è lo strato leggibile. Giorgio Molinari modificò sia gli interni sia gli esterni, costruendo una nuova scala e aprendo bifore intramezzate: le finestre accoppiate che danno ritmo al fronte.

La facciata è apprezzata perché non è risolta. La fonte la segnala per la presenza delle decorazioni pittoriche quattrocentesche insieme alle tracce di tutti gli interventi successivi. L’interesse è la stratificazione, non un disegno coerente.

Oltre a questo la fonte tace. Nessuna pianta, nessun prospetto, nessun materiale e nessuna descrizione degli interni è pubblicata in quanto letto per questa pagina.

Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo

Nessuno ha pubblicato come sia stato costruito, e questa pagina non lo inventerà. La fonte non dà data di fondazione, né costruttore della struttura originaria, né materiali: solo che esisteva almeno dai primi anni del XIV secolo.

L’unico artefice con un nome è il restauratore. Giorgio Molinari, incaricato nel 1462 da Giovanni I Del Carretto del progetto di recupero, che modificò interni ed esterni con una nuova scala e bifore intramezzate.

Il secondo intervento ha un committente ma non un architetto. Gli spazi interni furono rivisitati nel 1781 con l’interessamento del governatore Giovanni Benedetto Centurione; nessun progettista è nominato.

E la pittura sul fronte è sopravvissuta a entrambi. Le decorazioni pittoriche del Quattrocento sono ancora lì, accanto ai segni di tutto quello che è stato fatto dopo: cosa insolita, ed è il motivo per cui vale la pena fermarsi davanti a questo edificio.

Domande frequenti

Si può entrare?

Nulla di quanto letto per questa pagina lo dice. Per l’edificio non è pubblicato né un uso attuale, né un interno, né un orario, né un biglietto, né un contatto, dal comune o da chiunque altro. Va trattato come una facciata da leggere dalla strada.

Che cosa ha di speciale la facciata?

Che non è mai stata ripulita. La fonte la definisce di grande interesse perché porta sia le tipiche decorazioni pittoriche del Quattrocento sia le tracce di tutti gli interventi successivi: la pittura e ogni alterazione posteriore, leggibili insieme.

Chi l’ha rifatto, e quando?

Giorgio Molinari, nel 1462, per il marchese Giovanni I Del Carretto. Modificò interni ed esterni costruendo una nuova scala e aprendo bifore intramezzate. Gli interni furono rivisitati ancora nel 1781 sotto il governatore genovese Giovanni Benedetto Centurione.

A che cosa serviva?

Governo e giustizia. Fu sede del governo carrettesco e poi centro giudiziario e amministrativo del Marchesato di Finale, ed esisteva almeno dai primi anni del XIV secolo.

È lo stesso del palazzo della Camera?

Sì: la scheda della basilica parla della «cappella interna del palazzo della Camera (poi palazzo del Tribunale)». Non è invece lo stesso di Palazzo Cavasola, che la scheda di Finalborgo chiama la «casa della Camera»: due nomi simili, due edifici diversi.

Che fine ha fatto quello che c’era dentro?

Almeno una cosa è rintracciabile. Il dipinto della Madonna fra san Giovanni Battista e sant’Ippolito, con iscrizione dedicatoria del governatore Diaz de Zamorano datata 1627, stava nella cappella interna del palazzo — dove prestavano giuramento le magistrature finalesi — ed è oggi nella navata sinistra di San Biagio.

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