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Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure

Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 18 ottobre 2026
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Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure site plan

Che cosa vedrete

È una caverna ampia, luminosa e asciutta, cosa insolita e che fa parte del motivo per cui conta. La grotta si trova sul margine superiore del ciglio ovest della ex cava Ghigliazza, circa 90 m sul livello del mare — la sua stessa scheda dà 93 — e verso il mare presenta tre grandi aperture. Quelle aperture la rendono relativamente illuminata e asciutta, oggi come nel passato.

Le condizioni di giacitura sono il motivo per cui qualcosa è sopravvissuto. Gli scavi hanno evidenziato un’articolata sequenza stratigrafica che conserva testimonianze dal Paleolitico superiore fino all’epoca bizantina, in un contesto ambientale estremamente favorevole alla buona conservazione dei reperti, soprattutto dei resti ossei e del materiale combusto.

La sepoltura del Principe è il pezzo forte. Un adolescente di epoca gravettiana, atletico, che si cibava abitualmente di carne, pesci e molluschi, risalente a circa 26.000 anni dal presente — la panoramica del comune dice circa 24.000 anni fa — e descritto come quindicenne, o di sedici-diciassette anni in quella stessa panoramica. È stato rinvenuto su uno strato di ocra rossa, a sette metri dalla superficie, rivolto a sud, con un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie e ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce in mano. La ferita mortale al mento risultava ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura.

E la cuffia ha cambiato una discussione. È simile alle cuffie coeve ritrovate associate alla Donna di Paglicci e alla Donna di Ostuni in Puglia e alla Donna di Caviglione ai Balzi Rossi, come anche ad alcune statuine, fra cui la cosiddetta Signora di Brassempouy. La somiglianza ha fatto ipotizzare che queste cuffie non fossero utilizzate unicamente come oggetti funebri, ma fossero veri copricapi usati in vita.

Punti salienti

Il corredo del Giovane Principe

Un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie e ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce tenuta in mano, deposti su ocra rossa a sette metri di profondità, rivolti a sud. È la ricchezza del corredo che ha distinto questa sepoltura fra le diciannove.

L’ocra gialla sulla ferita

La ferita mortale al mento era stata ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura. È il dettaglio che trasforma uno scheletro in un funerale, ed è l’unica cosa che la scheda della caverna dica su come sia morto.

Diciannove sepolture in una caverna

Uno dei complessi funerari paleolitici più consistenti al mondo, e il meglio conservato, grazie a un contesto di giacitura eccezionalmente favorevole ai resti ossei e al materiale combusto. La panoramica del comune conta invece quindici individui.

Dal Paleolitico superiore ai bizantini, in una sezione

La stratigrafia che Luigi Bernabò Brea e Luigi Cardini hanno tagliato nella porzione sud-orientale della caverna va dal Paleolitico superiore all’epoca bizantina senza interruzioni. Pochissimi siti in Europa offrono quell’arco in un solo posto.

Tre aperture, e la luce

La caverna guarda il mare attraverso tre grandi aperture che la tengono illuminata e asciutta. È un fatto di abitabilità più che di panorama: è il motivo per cui qui si è vissuto e si è sepolto per ventimila e più anni.

La duna che le ha dato il nome

Le arene candide erano una duna costiera ai piedi delle falesie sottostanti, scomparsa entro gli anni venti. La grotta è localmente anche Grotta dei Frati o Armassa; il nome attuale risale alla visita di Arturo Issel del giugno 1864.