Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure
Scopri Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure
Ultimo aggiornamento il 18 ottobre 2026Introduzione
La Caverna delle Arene Candide è un importante sito archeologico in grotta situato a Finale Ligure, in provincia di Savona.
Il nome appartiene a una duna che non c’è più. La caverna deve il suo nome a una duna costiera di sabbia bianca — arena candida — presente ai piedi delle falesie che compongono il versante occidentale del promontorio della Caprazoppa, in cui la grotta apre, almeno fino ai primi anni venti del Novecento.
Sono le sepolture a renderla importante. Qui sono state rinvenute 19 sepolture paleolitiche. Oltre a costituire uno dei più consistenti complessi funerari paleolitici del mondo, sono senz’altro quelle di gran lunga meglio conservate, con tutte le implicazioni sulla qualità delle informazioni scientifiche che gli antropologi possono attingervi. (La panoramica del comune descrive invece un primitivo cimitero con quindici individui.)
È proprietà dello Stato, gestita localmente, e aperta. Il sito è di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è stato affidato nel 2018 in gestione al Comune di Finale Ligure e al Museo Archeologico del Finale, che — dopo interventi di messa in sicurezza e sistemazione del percorso di visita — dal luglio 2019 ne promuove una regolare apertura al pubblico.
Domande frequenti
Si può entrare liberamente?
No. La caverna è accessibile esclusivamente con visita guidata e la prenotazione è obbligatoria al 019 690 020. Le visite guidate si prenotano solo telefonicamente, e le date sono pubblicate come calendario eventi e non come orario.
Quanto dura la salita?
Circa trenta minuti a piedi. Si accede dall’alto: la caverna apre sul margine superiore del ciglio ovest della dismessa cava Ghigliazza, a circa 90 m sul livello del mare.
Chi era il Giovane Principe?
Un adolescente di epoca gravettiana, sepolto su uno strato di ocra rossa a sette metri di profondità, rivolto a sud, con un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie e ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce in mano. Era atletico e si cibava abitualmente di carne, pesci e molluschi. La scheda della caverna lo dice quindicenne e lo data a circa 26.000 anni dal presente; la panoramica del comune dice sedici o diciassette anni e circa 24.000 anni fa. La sua ferita mortale al mento era stata ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura.
Perché la cuffia è così importante?
Perché ne esistono altre uguali. Cuffie coeve sono state trovate con la Donna di Paglicci e la Donna di Ostuni in Puglia e con la Donna di Caviglione ai Balzi Rossi, e copricapi simili compaiono su statuine come la Signora di Brassempouy. Lo schema sostiene l’ipotesi che fossero veri copricapi usati in vita e non oggetti fatti per la tomba.
Dove sono i reperti?
In tre musei, nessuno dei quali alla caverna. Il Museo di archeologia ligure di Pegli a Genova conserva il Principe; il Museo archeologico del Finale a Finalborgo conserva il materiale finalese e gestisce le visite; e il Museo Pigorini è a Roma.
Si possono vedere anche le altre grotte?
Non tutte. La Caverna delle Fate, nell’Arma delle Manie, ha restituito materiale del Paleolitico superiore e medio ed è interdetta alle visite. La Caverna della Pollera, una delle più vaste della provincia, ha dato ceramiche neolitiche con bocche quadrilobate, e l’Arma delle Manie fu sede dell’uomo di Neandertal; i loro reperti sono nel museo archeologico di Finalborgo.
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