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Basilica di Santa Sabina in Roma - Goparoo

Basilica di Santa Sabina

Basilica di Santa Sabina caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2026
8.3 /10
Punteggio Goparoo
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Basilica di Santa Sabina site plan

La chiesa

Da fuori non lascia intuire quasi nulla. Santa Sabina è un lungo parallelepipedo di mattoni su un crinale, con tetto di coppi, una fila di finestre alte sul fianco e nessuna facciata degna di questo nome: niente colonne, niente statue, nessun fronte di marmo. Si entra da un cortile e da un portico coperto.

È nel portico che sta la cosa importante. Nel muro è inserita una coppia di porte di cipresso scuro, il legno quasi annerito dal tempo, ciascun battente diviso a griglia in formelle rettangolari — diciotto sopravvivono — con scene intagliate in bassorilievo dentro le cornici: figure alte un palmo, fitte, lisciate ai bordi da sedici secoli di passaggi. Nulla le spiega, compresa la formella in alto a sinistra con tre figure a braccia aperte davanti a una fila di edifici con il timpano, cioè la più antica crocifissione mai esposta al pubblico. Bisogna cercarla.

Dentro, la sala è lunga, alta, bianca e quasi vuota, e sorprende quanta parte ne sia semplicemente aria. Ventiquattro colonne scanalate su due file corrono per la lunghezza della navata e reggono archi a tutto sesto, con capitelli e basi che si corrispondono esattamente. Nessuna cappella laterale è scavata nei muri a rompere il ritmo, e di colore non ce n’è quasi: la decorazione è il colonnato e la proporzione.

La luce è l’altra metà, e non somiglia alla luce di una chiesa. Le finestre alte non sono di vetro ma di lastre di pietra traslucida, e quello che entra è piatto, lattiginoso e senza ombre: più un cielo coperto portato all’interno che un raggio di sole. L’unico colore sta sopra la porta, quando vi voltate per uscire: una lunga fascia di lettere d’oro su fondo azzurro intenso, un’iscrizione latina che corre per tutta la larghezza del muro.

Punti salienti

Le porte di cipresso

Nel portico, concordemente ritenute originali e databili al 430-432 circa, con diciotto formelle superstiti di scene dai due Testamenti. Una formella è la prima immagine nota della crocifissione di Cristo esposta pubblicamente: Gesù e altre due figure davanti a un’architettura che richiama un mausoleo romano.

Le ventiquattro colonne

Marmo corinzio scanalato, di reimpiego dal tempio di Giunone, capitelli e basi corrispondenti, a dividere la chiesa in tre navate.

Le finestre di selenite

Finestre del cleristorio in selenite invece che in vetro, che conservano la luce originale del V secolo.

L’iscrizione dedicatoria

Il fregio musivo originale del V secolo sopra la porta, all’interno: esametri latini a lettere d’oro su fondo azzurro.

Il campanile e il chiostro

Costruiti dopo l’arrivo dei domenicani, per la comunità nata attorno a san Domenico.