
Quartiere Coppedè
Scopri Quartiere Coppedè
Ultimo aggiornamento il 6 ottobre 2026Introduzione
Nel cuore di Roma, a due passi dal centro storico, si trova uno dei quartieri più caratteristici della città — e la prima cosa che la città stessa ne dice è che non lo è. In realtà non un vero quartiere, ma un angolo di Roma dalle fattezze inaspettate e bizzarre: un fantastico miscuglio di arte Liberty, Art Decò, con infiltrazioni di arte greca, gotica, barocca e addirittura medievale.
È una lottizzazione, e piccola. Il quartiere Coppedè è un complesso di 26 palazzine e 17 villini che sorge tra la Salaria e la Nomentana. Quarantatré edifici, nessuna strada propria degna del nome, e una passeggiata che si chiude in mezz'ora.
Si entra sotto un lampadario. Un "arcone" riccamente decorato che congiunge i due palazzi degli ambasciatori, dal quale scende un grande lampadario in ferro battuto, definisce l'ingresso del quartiere: un colpo di teatro che dice subito di che luogo si tratta.
Lo costruì un solo architetto, che non fece in tempo a finirlo. Fu progettato e realizzato, tra il 1915 e il 1927, dall'eclettico architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome, e i lavori furono ultimati dal genero Paolo Emilio Andrè, dopo la morte dello stesso Coppedè.
Tutto ruota intorno a una piazzetta. L'insieme dei fabbricati, l'incredibile "pastiche" di linguaggi architettonici, che immergono il visitatore nella atmosfera sfarzosa, e anche un poco fittizia, degli inizi Novecento si articola intorno a piazza Mincio, dove lo spazio centrale è occupato dalla Fontana delle Rane, un'imponente fontana popolata appunto da 12 rane.
Due edifici sono la ragione per venire. La piazza è circondata da fabbricati differenti per forma e dimensione, e i due edifici più rilevanti, decorati in modo sovrabbondante e fantastico, sono: la Palazzina del Ragno, di ispirazione assiro-babilonese, che si contraddistingue per un grande ragno sulla facciata, e il Villino delle Fate, caratterizzato da una totale asimmetria, con archi e fregi medievali, realizzato con la fusione di diversi materiali come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro.
E ha una seconda vita al cinema. La dimensione quasi fantastica di questo luogo suggestivo di Roma ha ispirato più di una pellicola: ha decisamente ammaliato il regista horror Dario Argento, che lo ha utilizzato come location di due tra i suoi più famosi lungometraggi: "Inferno" e "L'uccello dalle piume di cristallo".
Architettura
Il suo stile è deliberatamente irrisolvibile. Un fantastico miscuglio di arte Liberty, Art Decò, con infiltrazioni di arte greca, gotica, barocca e addirittura medievale, che produce un incredibile "pastiche" di linguaggi architettonici che immergono il visitatore nella atmosfera sfarzosa, e anche un poco fittizia, degli inizi Novecento.
La sua pianta è una lottizzazione, non un rione. Un complesso di 26 palazzine e 17 villini che sorge tra la Salaria e la Nomentana, e in realtà non un vero quartiere, ma un angolo di Roma dalle fattezze inaspettate e bizzarre.
Il suo ingresso è un gesto architettonico. Un "arcone" riccamente decorato che congiunge i due palazzi degli ambasciatori, dal quale scende un grande lampadario in ferro battuto, definisce l'ingresso del quartiere: una campata che fa il lavoro di un portale.
Il suo centro è una piazza con una fontana. L'insieme si articola intorno a piazza Mincio, dove lo spazio centrale è occupato dalla Fontana delle Rane, un'imponente fontana popolata appunto da 12 rane.
I suoi due pezzi forti sono un ragno e un'asimmetria. La Palazzina del Ragno, di ispirazione assiro-babilonese, che si contraddistingue per un grande ragno sulla facciata; e il Villino delle Fate, caratterizzato da una totale asimmetria, con archi e fregi medievali, realizzato con la fusione di diversi materiali come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro. Entrambi sono decorati in modo sovrabbondante e fantastico, e la piazza è circondata da fabbricati differenti per forma e dimensione.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
Un solo architetto ne progettò l'intero. Il quartiere fu progettato e realizzato, tra il 1915 e il 1927, dall'eclettico architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome.
Dodici anni produssero quarantatré edifici. Un complesso di 26 palazzine e 17 villini, tra la Salaria e la Nomentana.
Non lo vide finito. I lavori furono ultimati dal genero Paolo Emilio Andrè, dopo la morte dello stesso Coppedè.
I materiali furono mescolati di proposito. Il Villino delle Fate fu realizzato con la fusione di diversi materiali come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro: il metodo dell'intero quartiere, concentrato in una casa.
E la composizione fu pensata attorno a una sola piazza. L'insieme dei fabbricati si articola intorno a piazza Mincio, con la Fontana delle Rane a occupare lo spazio centrale e l'"arcone" col suo grande lampadario in ferro battuto a segnare l'avvicinamento.
Domande frequenti
È un quartiere vero? No, e lo dice la città: in realtà non un vero quartiere, ma un angolo di Roma dalle fattezze inaspettate e bizzarre. È un complesso di 26 palazzine e 17 villini.
Quanto costa? Niente. Turismo Roma non pubblica prezzo d'ingresso né link per i biglietti.
Quali sono gli orari? Non ci sono. È una strada pubblica.
Dov'è? Tra la Salaria e la Nomentana, a due passi dal centro storico, articolato intorno a piazza Mincio.
Da dove si entra? Sotto l'"arcone" riccamente decorato che congiunge i due palazzi degli ambasciatori, dal quale scende un grande lampadario in ferro battuto: definisce l'ingresso del quartiere.
Chi lo costruì, e quando? Fu progettato e realizzato, tra il 1915 e il 1927, dall'eclettico architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome; i lavori furono ultimati dal genero Paolo Emilio Andrè, dopo la morte dello stesso Coppedè.
Che stile è? Un fantastico miscuglio di arte Liberty, Art Decò, con infiltrazioni di arte greca, gotica, barocca e addirittura medievale — un incredibile "pastiche" di linguaggi architettonici.
Quante rane ci sono nella fontana? Dodici. La Fontana delle Rane è un'imponente fontana popolata appunto da 12 rane, e occupa lo spazio centrale di piazza Mincio.
Quali edifici cercare? La Palazzina del Ragno, di ispirazione assiro-babilonese, che si contraddistingue per un grande ragno sulla facciata, e il Villino delle Fate, caratterizzato da una totale asimmetria, con archi e fregi medievali, realizzato con la fusione di diversi materiali come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro.
Si può entrare negli edifici? No. Sono case private, e la pagina della città non offre alcuna visita agli interni.
Quanto tempo ci vuole? Circa trenta minuti. Quarantatré edifici attorno a una piazzetta.
Quali film vi sono stati girati? Dario Argento vi ha girato "Inferno" e "L'uccello dalle piume di cristallo"; qui sono state girate anche scene di "Il profumo della signora in nero" di Francesco Barilli, "Ultimo tango a Zagarolo" di Nando Cicero e "Audace colpo dei soliti ignoti" di Nanni Loy con Vittorio Gassman.
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