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Villa di Tiberio e la Grotta in Sperlonga - Goparoo

Villa di Tiberio e la Grotta

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Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Introduzione

Sperlonga si affaccia sulla costa della provincia di Latina, più o meno a metà strada fra Roma e Napoli, e ciò per cui è più nota sta sul filo dell'acqua: una grotta marina romana rinvenuta nell'area della Villa di Tiberio, che conteneva i gruppi scultorei di Sperlonga. Sono esposti in un museo sul posto.

Architettura

La tesi che Sperlonga sostiene è che una grotta può essere una stanza. La villa è romana e abbastanza convenzionale; ciò che non lo è, è che il suo ambiente più importante non fu costruito affatto. Una grotta naturale sul filo dell'acqua fu trasformata in triclinio mettendovi dentro una vasca circolare, collegandola a una più grande all'esterno e collocando i letti su un'isola rettangolare nella peschiera: così si cenava circondati d'acqua, dentro la roccia, guardando il mare.

Tutto il resto discende da quella scelta. La scultura fu posizionata per essere letta dai letti, con il gruppo maggiore più in fondo e il naufragio in mezzo all'acqua. Alla grotta furono aggiunte stalattiti e incrostazioni artificiali, cioè la si fece sembrare più grotta di quanto già fosse, e un pavimento policromo in opus sectile, cioè la si fece sembrare di meno. Serviva luce artificiale anche di giorno, e di notte il tutto diventava un palcoscenico illuminato, con le maschere accese da dietro su una parete.

Il punto debole del progetto era strutturale, e l'imperatore per poco non lo pagò: nel 26 d.C. la grotta crollò con Tiberio dentro.

Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo

Nacque come villa repubblicana e divenne imperiale. Sperlonga non era nota per altro che la sua grotta: il nome romano, Spelunca, è semplicemente il latino per cavità. Vi fu costruita una villa di età repubblicana, passata poi a Tiberio, che trasformò la grotta in sala da pranzo.

La scultura fu probabilmente eseguita altrove. La qualità varia notevolmente e dovette richiedere una squadra ampia oltre ai tre maestri nominati nell'iscrizione, ma la variazione corre dentro i gruppi oltre che fra l'uno e l'altro, e gli studiosi considerano l'insieme un unico progetto. L'elemento distintivo è l'uso eccezionalmente abbondante di puntelli di marmo lasciati fra gli elementi scolpiti per rinforzarli -- le dita dei piedi di Polifemo sono collegate -- il che è stato letto come indizio di una produzione fuori sito, forse a Rodi, con i puntelli a proteggere i pezzi nel trasporto. Molti elementi sono rifiniti solo sui lati destinati a essere visti, con il retro lasciato sbozzato.

Venne giù nel 26 d.C. Tacito e Svetonio registrano entrambi il crollo della grotta, che per poco non uccise Tiberio. In quel crollo o in uno successivo le sculture furono ridotte in migliaia di frammenti: è per questo che ogni ricostruzione moderna ha pezzi mancanti.

Dopo l'impero le rovine divennero abitazione. Nel VI secolo, dopo la caduta dell'Impero d'Occidente, la popolazione locale si rifugiò in ciò che restava della residenza imperiale, e in seguito cominciò a spostarsi sul vicino promontorio di San Magno.

Il ritrovamento fu casuale e le prime settimane furono un disastro. Gli operai che costruivano la strada costiera appena sopra il sito fecero emergere le sculture nel 1957. Prima che cominciasse una direzione archeologica vera e propria ci fu un intervallo di disturbo del terreno, e in quell'intervallo si perse la posizione esatta di alcuni grandi frammenti: è questa la radice delle lunghe discussioni su quale pezzo appartenga a quale gruppo e su dove ciascun gruppo stesse. Giulio Iacopi del Museo Nazionale Romano ottenne finalmente nell'agosto 1957 il permesso di dirigere lo scavo. Le controversie si sono via via risolte man mano che frammenti minori, registrati come si deve, vengono accostati, e la ricostruzione è tuttora in corso.

Domande frequenti

Si può entrare nella grotta?

La grotta fa parte dell'area archeologica, che ha orari distinti da quelli del museo e chiude con il tempo avverso. Anche il suo ultimo ingresso cambia nell'anno, dalle 15.00 di novembre e dicembre alle 18.00 da aprile a settembre.

Le sculture sono originali?

In parte. Furono ridotte in migliaia di frammenti dal crollo della grotta, e il museo mostra molti elementi due volte: come originali ricomposti e come ricostruzioni in calco completate con congettura ragionata, che Mary Beard definisce "reinvenzioni creative".

Che cosa raffigurano?

Quattro episodi dell'Odissea, disposti attorno alla vasca: l'accecamento di Polifemo in fondo, la nave di Odisseo assalita da Scilla su un'isola al centro, il gruppo Pasquino con Odisseo che porta Achille a sinistra, e Odisseo in procinto di tradire Diomede dopo il furto del Palladio a destra. Insieme contrappongono il suo coraggio alla sua perfidia più nettamente di quanto faccia Omero.

Le commissionò Tiberio?

Molti studiosi ritengono che le abbia fatte installare, e in genere si datano alla prima età imperiale, ma l'attribuzione è una convinzione e non un dato documentato.

Quando furono trovate?

Nel 1957, dagli operai che costruivano la strada costiera appena sopra il sito. Giulio Iacopi del Museo Nazionale Romano prese in mano lo scavo nell'agosto di quell'anno.

Esiste un biglietto cumulativo?

Sì. Il circuito Sperlonga-Formia comprende questo sito e il Museo Archeologico Nazionale di Formia a 10,00 euro, valido 30 giorni, ed esiste anche un cumulativo per i parchi e i musei archeologici della provincia di Latina.

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