Museo archeologico nazionale di Tarquinia
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Ultimo aggiornamento il 9 ottobre 2026Introduzione
Il Museo archeologico nazionale di Tarquinia è un museo statale dedicato principalmente alla civiltà etrusca, e in particolare alla città antica di Tarquinia e alle sue necropoli. Ha sede nel Palazzo Vitelleschi, in piazza Cavour, nel centro storico, e fa parte del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, istituto autonomo del Ministero della Cultura. È la metà al coperto del sito UNESCO la cui metà all'aperto è la necropoli dipinta dei Monterozzi.
Architettura
L'edificio del museo è uno dei principali monumenti del primo Rinascimento nel Lazio, ed è visibilmente ibrido. Palazzo Vitelleschi fu innalzato tra il 1436 e il 1439 per il cardinale Giovanni Vitelleschi, sotto il pontificato di Eugenio IV, anche se i lavori si conclusero solo nel 1460-90. La sua facciata presenta quella che il comune definisce una commistione perfetta di gotico e rinascimentale: un edificio colto nell'atto di cambiare stile.
La disomogeneità è strutturale, non un vezzo. Il palazzo fu costruito inglobando ciò che già c'era: un gruppo di case verso via Mazzini, un grosso muro presso le scale delle antiche mura di Corneto Vecchio e buona parte della parete verso piazza Soderini. Lo stacco stilistico che ne deriva, evidente in facciata e nel cortile, si attribuisce o alle diverse fasi esecutive o a un cambio di architetto in corso d'opera.
L'interno è organizzato in verticale, su tre piani, e il museo ha semplicemente seguito l'edificio: la pietra al piano terra, ceramica e metalli al primo, le pitture staccate sopra. Il secondo piano è un porticato quadrato, abbastanza aperto da dare una veduta sulla città e sulla campagna: una loggia quattrocentesca che fa il lavoro di una galleria.
L'ultimo intervento importante fu una riparazione. Il 17 gennaio 1944 il palazzo fu colpito da una bomba che lo danneggiò gravemente, e nel dopoguerra richiese un accurato restauro.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
Il palazzo è stato fatto con fabbrica più antica. I lavori cominciarono nel 1436 per il cardinale Giovanni Vitelleschi e il corpo era alzato entro il 1439, ma il cantiere proseguì fino al 1460-90 e inglobò diverse strutture preesistenti: un gruppo di case verso via Mazzini, un grosso muro accanto alle scale delle antiche mura di Corneto Vecchio e buona parte della parete verso piazza Soderini. È per questo che la facciata e il cortile non si leggono come un progetto unico: la spiegazione proposta è o la successione delle fasi costruttive o un cambio di architetto in corso d'opera.
Il museo che vi sta dentro è stato assemblato allo stesso modo, per parti. Il suo nucleo è ottocentesco e viene da due imprese distinte. Nel 1869 la contessa Giustina Bruschi istituì a Corneto un museo di antichità patrie; il suo ingente patrimonio fu acquisito dallo Stato nel 1913, con l'eccezione del Sarcofago delle Amazzoni, passato a Firenze nel 1872. Parallelamente, gli scavi condotti dal comune sui Monterozzi a partire dal 1874 alimentarono una raccolta civica. Il museo inaugurato nel 1924 è la fusione delle due, e da allora si è costantemente arricchito con i materiali della città antica e delle necropoli.
La cosa tecnicamente più impegnativa dell'edificio non è stata costruita ma spostata. Le pitture tombali del piano alto furono staccate dalle pareti delle tombe dei Monterozzi negli anni Cinquanta per ragioni di conservazione, e poi rimontate su telai che ricostruiscono la geometria delle camere funerarie da cui provengono: il visitatore le vede così nella relazione spaziale che avevano sottoterra.
Domande frequenti
Le tombe etrusche dipinte sono qui o alla necropoli?
Entrambe le cose. Quattro tra i cicli più noti — dalle tombe del Triclinio, della Biga, delle Olimpiadi e della Nave — furono staccati dalla necropoli dei Monterozzi negli anni Cinquanta per conservazione e sono esposti qui, rimontati su telai che ricostruiscono le camere funerarie. La necropoli è un sito a parte.
Cosa sono i Cavalli alati?
Un altorilievo con una coppia di cavalli alati che ornava l'Ara della Regina, il tempio etrusco di Tarquinia del IV secolo a.C. Fu rinvenuto nel 1938 ed è esposto nel museo dall'autunno di quell'anno.
Dov'è il museo?
In Palazzo Vitelleschi, in piazza Cavour, nel centro storico di Tarquinia.
Quando fu costruito il palazzo?
Tra il 1436 e il 1439, per il cardinale Giovanni Vitelleschi sotto papa Eugenio IV, con i lavori completati solo nel 1460-90. È considerato uno dei principali edifici del primo Rinascimento nel Lazio, e la sua facciata unisce gotico e rinascimentale.
Perché l'edificio sembra stilisticamente incoerente?
Perché fu costruito attorno a ciò che già stava sul posto: case verso via Mazzini, un grosso muro presso le scale dell'antica cinta di Corneto Vecchio, buona parte della parete verso piazza Soderini. Lo stacco si attribuisce o alle diverse fasi esecutive o a un cambio di architetto in corso d'opera.
Come è diventato un museo?
Dopo la morte di Vitelleschi il palazzo fu incamerato e usato da alcuni pontefici, tra cui Leone X, ammodernato alla fine del Cinquecento dal cardinale Charles d'Angennes de Rambouillet, allora governatore per Sisto V, e poi passato ai Soderini, sotto i quali divenne albergo. Il comune lo acquistò nel 1900 e lo consegnò allo Stato nel 1916; vi fu allestito un primo Antiquarium, e nel 1924 arrivò il museo nazionale.
Da dove viene la collezione?
Da una fusione. La contessa Giustina Bruschi istituì a Corneto un museo di antichità patrie nel 1869, e lo Stato ne acquisì il patrimonio nel 1913, tranne il Sarcofago delle Amazzoni, passato a Firenze nel 1872. Gli scavi comunali sui Monterozzi dal 1874 formarono in parallelo una raccolta civica. Le due furono unite nel 1924.
Cos'è il vaso di Bocchoris?
Un'importazione egizia della XXIV dinastia, tra i materiali orientalizzanti del primo piano: prova di quanto lontano arrivassero i traffici di Tarquinia.
L'edificio fu danneggiato in guerra?
Sì. Fu colpito da una bomba il 17 gennaio 1944 e gravemente danneggiato, e richiese poi un accurato restauro.
Quali sono gli orari?
Non sono pubblicati in nessuna fonte verificabile da questa pagina. Il comune indica il telefono del museo, +39 0766 856036, e l'e-mail del parco, pa-certa@cultura.gov.it: meglio telefonare prima di partire invece di fidarsi di elenchi di terze parti.
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