Skip to content

Castel Gavone, Finale Ligure

Castel Gavone, Finale Ligure caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 18 ottobre 2026
7.1 /10
Valutazione complessiva
/10
traveler ratings
Valuta
Castel Gavone, Finale Ligure site plan

Il castello

Quello che sta in piedi è un castello fatto saltare e reso percorribile, con una torre quasi intera. La Torre dei Diamanti esce dalle rovine di tutto il resto, e l’ascensore che ha dentro è l’unica cosa meccanica del sito.

La torre è carenata e rivestita a punta di diamante. Chiude un corpo di fabbrica triangolare aggiunto attorno al 1490 ed è costruita a forma di carena di nave, coperta di bugnato: conci lavorati a punta di diamante, da cui il nome. La pianta triangolare e le facce inclinate non sono decorazione, servivano a deviare le palle che salivano dal mare.

Attorno, due cinte e un fianco di collina asportato. Una cinta rettangolare esterna fu avviata nel secondo o terzo decennio del Cinquecento e completata negli ultimi anni di dominio carrettesco, ante 1558; alla sua base stanno una traversa, una punta e una strada coperta, aggiunte per impedire l’avvicinarsi dei genieri nemici. Sul lato settentrionale manca la roccia stessa: Gaspare Beretta ne fece sbancare lo spalto nel 1674 perché gli attaccanti non potessero fortificarlo.

E un villaggio che non c’è. Dal XIV al XVI secolo il nome del castello era anche quello dell’abitato intorno, una frazione di Perti demolita per costruire le mura cinquecentesche.

Punti salienti

La Torre dei Diamanti

La cosa per cui venire. Carenata come una nave, rivestita di bugnato a punta di diamante, costruita attorno al 1490 all’apice di un corpo triangolare pensato per affrontare l’artiglieria dal lato del mare. Un ascensore sale al suo interno fino alla sommità e a un’ampia vista sul finalese.

La cinta esterna incompiuta

Avviata negli anni Dieci o Venti del Cinquecento e completata solo negli ultimi anni di dominio carrettesco, ante 1558: l’anno in cui Genova invase di nuovo. La traversa, la punta e la strada coperta servivano a tenere lontani i genieri nemici, e sono la traccia più chiara nel sito di a che cosa servisse il castello.

Lo spalto che manca sul lato nord

Nel 1674 l’ingegnere spagnolo Gaspare Beretta fece sbancare uno spalto roccioso sul fianco settentrionale, perché gli assedianti non vi si trincerassero. È un’assenza più che una struttura, e una volta indicata è evidente.

Castel San Giovanni sotto

Costruito nel 1643, molto più recente di Castel Gavone, come sua difesa avanzata: teneva il pendio sottostante perché non vi si installassero artiglierie nemiche, e insieme proteggeva e controllava Finalborgo. Le due opere sono visibili l’una dall’altra.

I due nomi, entrambi medievali

Gavone e Govone sono entrambi attestati nei documenti trecenteschi, e Govone sembra prevalere fino al termine dell’epoca spagnola, scritto castillo Govon. Gavone è la forma degli ultimi due secoli; quella antica sta tornando in uso. L’origine è incerta e potrebbe segnalare antichi rapporti con il Piemonte.

Il castello sui francobolli

L’immagine di Castel Gavone appariva su alcuni dei francobolli della Serie castelli emessi dalle Poste Italiane dagli anni ottanta fino al 1998.