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Chiesa di San Paragorio, Noli

Scopri Chiesa di San Paragorio, Noli

Ultimo aggiornamento il 18 ottobre 2026
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Introduzione

La chiesa di San Paragorio è un luogo di culto cattolico di Noli, in provincia di Savona, in via Collegio 2. Importante e storico sito dell’architettura romanica, è inserita nella lista dei monumenti nazionali italiani.

Sta fuori dalle mura, dove fu la seconda fondazione del paese. Noli fu fondata tre volte: sulla vetta del monte Ursino, poi nella zona adiacente a questa chiesa, e infine dentro l’attuale cinta muraria.

È un edificio dell’XI secolo sopra uno più antico. La fabbrica è romanico ligure dell’XI secolo, sorta sopra una chiesa paleocristiana; reperti di una necropoli sono stati scoperti negli scavi dell’Istituto internazionale di studi liguri, sotto la direzione di Nino Lamboglia, nel 1972, parte di una campagna che la documentazione nolese colloca fra il 1970 e il 1975.

Fu cattedrale fino al 1572. San Paragorio fu la prima cattedrale del borgo e della sua diocesi; quell’anno il titolo passò alla vicina e più centrale chiesa di San Pietro. È monumento nazionale dal 28 dicembre 1890.

Architettura

La tipologia è la basilica romanica ligure. Tre navate, una cripta impostata ad oratorio e un’abside rivolta verso il mare.

La decorazione è strutturale, non applicata. Le pareti portano una trama di archetti ciechi separati da sottili lesene — il sistema delle bande lombarde — e sono binati in facciata e nell’abside maggiore, dove l’edificio concentra lo sforzo.

L’abside è anche una vetrina. Fra gli archetti e la falda del tetto sono inseriti come elementi decorativi bacini ceramici di origine sicula o nordafricana. Montare ceramica invetriata d’importazione su un muro esterno è una pratica mediterranea e una dichiarazione su dove guardasse un porto.

Gli archi delle tombe sono acuti, e questo le data più tardi della chiesa. Le tombe ad arcosolio sul lato sinistro — una doppia, una singola — usano archi a sesto acuto su colonne, contro il vocabolario a tutto sesto della fabbrica dell’XI secolo.

La pietra bicroma segna gli ingressi e le sepolture. L’arco della tomba singola alterna pietre bianche e nere, come il pronao sull’ingresso laterale: la bicromia ligure che da qui arriva alle grandi chiese genovesi.

Quello che si vede è una lettura ottocentesca di una chiesa dell’XI secolo. Il restauro di Alfredo d’Andrade recuperò deliberatamente l’aspetto originario, il che vuol dire che parte della leggibilità è sua.

Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo

Gli archetti ciechi sono articolazione a basso costo, e questa chiesa li usa ovunque. Sottili lesene che portano file di piccoli archi ciechi danno profondità e ombra a un muro piatto senza il costo dell’ornato scolpito. Raddoppiarli in facciata e nell’abside principale è il modo in cui i costruttori hanno segnato le facce importanti.

Le ciotole sono state murate, non appese. I bacini sono inseriti nella muratura fra gli archetti e la linea del tetto: incavi lasciati nel muro mentre saliva, e ceramica invetriata allettata dentro. Fanno parte della superficie della struttura, ed è per questo che sono sopravvissuti.

Due colori di pietra, posati alternati. L’arco della tomba singola ad arcosolio e il pronao laterale alternano entrambi corsi bianchi e neri. L’effetto è decorativo e il metodo è semplicemente una posa disciplinata con due cave.

La cripta fu costruita per essere occupata. Definirla ad oratorio significa che fu pensata come spazio liturgico utilizzabile sotto la chiesa, e non come riempimento.

L’Ottocento ha tolto, non aggiunto. Il restauro di d’Andrade seguì i danni di un terremoto e riportò alla luce l’aspetto originario: rimosse le aggiunte posteriori anziché sovrapporre una pelle nuova.

Domande frequenti

Quanto è antica la chiesa?

L’edificio è romanico ligure dell’XI secolo, sorto sopra una chiesa paleocristiana. L’infobox della sua voce dice XII secolo, ma il testo della voce stessa e l’articolo su Noli dicono entrambi XI.

Che cosa sono le ciotole nell’abside?

Bacini ceramici: ceramica invetriata e colorata di provenienza sicula o nordafricana, inserita all’esterno dell’abside centrale fra gli archetti ciechi e la falda del tetto come elemento decorativo.

Questa era davvero la cattedrale di Noli?

Sì, fino al 1572. Fu la prima cattedrale del borgo e della sua diocesi; quell’anno il titolo passò alla più centrale San Pietro, dentro le mura.

Il crocifisso è il Volto Santo?

Gli è accostato. L’enciclopedia data il crocifisso ligneo dell’altar maggiore alla seconda metà del XIII secolo e lo dice simile al Volto Santo di Lucca. I borghi più belli d’Italia lo definisce invece un crocifisso bizantino del XII secolo noto come Volto Santo. Questa pagina dà la versione datata.

Si può entrare?

Nessuno pubblica orari, messe o ingressi. Buona parte dell’interesse — l’abside, i bacini, le tombe bicrome, il pronao — è all’esterno.

Che cosa è stato trovato sotto?

Una necropoli, scavata dall’Istituto internazionale di studi liguri sotto Nino Lamboglia nel 1972. La documentazione nolese data la campagna al 1970-1975 e le attribuisce due sarcofagi in pietra di Finale e una vasca battesimale ottagonale del VI-VII secolo.

Chi l’ha restaurata?

Alfredo d’Andrade, alla fine dell’Ottocento, dopo i danni di un terremoto, recuperando l’aspetto originario anziché aggiungervi.

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