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Santa Maria delle Grazie & The Last Supper by da Vinci in Milano - Goparoo

Santa Maria delle Grazie & The Last Supper by da Vinci

Scopri Santa Maria delle Grazie & The Last Supper by da Vinci

Ultimo aggiornamento il 21 settembre 2026
7 /10
Valutazione editoriale
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Introduzione

Santa Maria delle Grazie è due visite a un solo indirizzo, e si prenotano, si pagano e si vivono in modo completamente diverso. Una è una chiesa domenicana ancora in attività, gratuita e aperta quasi tutto il giorno. L’altra è il refettorio accanto, che custodisce il Cenacolo di Leonardo da Vinci ed è fra gli ambienti più rigidamente contingentati d’Europa.

La chiesa fu costruita fra il 1463 e il 1497 e mostra la giuntura senza nasconderla. Guiniforte Solari realizzò la lunga navata gotica in laterizio lombardo; trent’anni più tardi Ludovico il Moro fece sostituire da Donato Bramante l’intera testata orientale con una tribuna cupolata, destinandola a mausoleo di famiglia. Perse Milano prima che potesse diventarlo. Le due metà si fronteggiano nella stessa muratura, e il salto di ambizione fra l’una e l’altra si coglie già dalla strada.

Il Cenacolo occupa la parete nord del refettorio, dove Leonardo lo dipinse fra il 1495 e il 1498. Ha cominciato a deteriorarsi mentre l’autore era ancora in vita, per il modo in cui scelse di dipingerlo, e ciò che si vede oggi è il risultato di un restauro durato ventun anni. La sala è climatizzata e vi si accede in piccoli gruppi attraverso una sequenza di camere sigillate, a turni di quindici minuti.

Chiesa e refettorio sono patrimonio mondiale UNESCO dal 1980.

Architettura

Sono due edifici in un’unica muratura, e la cucitura fra i due è la cosa più istruttiva del complesso.

La navata del Solari (1463–1482). Gotico lombardo in mattoni e terracotta: un’aula a tre navate piuttosto bassa, con oculi circolari sopra le cappelle laterali e i cornicioni a denti di sega tipici del laterizio milanese dell’epoca. È convenzionale, ben fatta e provinciale, pensata per un ordine di predicatori e non per una dinastia.

La tribuna del Bramante (1492–1497). Un cubo sormontato da un tamburo a sedici lati e da una cupola emisferica, con abside profonda e due cappelle a mo’ di transetto: uno spazio centralizzato e geometrico innestato in fondo a una navata gotica. Bramante lo scandisce con lesene piatte, oculi e quel contrasto di grigio su bianco che pochi anni dopo porterà a Roma. Dall’interno, il passaggio dalla penombra della navata alla luce della crociera è improvviso.

Il Chiostro delle Rane. Il piccolo chiostro sul lato nord, che prende nome dalle rane della fontana centrale, è anch’esso attribuito al Bramante ed è la parte più silenziosa del complesso.

Cosa guardare da fuori. Mettiti dove navata e tribuna si vedono insieme. Il mattone è lo stesso, l’ambizione no: una metà fu costruita per accogliere i fedeli, l’altra per custodire le tombe di una famiglia.

Come è Stato Costruito

Il Cenacolo è celebre per la ragione tecnica sbagliata. Non è un affresco, e questa singola scelta spiega tutta la sua vicenda materiale.

Cosa impone il buon fresco. Si dipinge sull’intonaco di calce ancora umido, che carbonatando inchioda il pigmento dentro il muro. È tecnica durissima e implacabile: bisogna finire ogni porzione nella giornata in cui è stata stesa, senza possibilità di ripensamenti.

Cosa fece invece Leonardo. Preparò la parete con un fondo e vi dipinse a secco, a tempera e olio. Così poté lavorare con i suoi tempi, sovrapporre velature trasparenti e correggere: la modellazione sottile dei volti e la profondità delle ombre si ottengono solo così. Il prezzo fu che il colore restò sopra il muro anziché dentro.

La conseguenza. Il distacco cominciò entro una ventina d’anni, in una sala umida e su una parete a nord. Nel 1556 Vasari la trovava a malapena leggibile. Le ridipinture ripetute a partire dal Settecento aggiunsero più materia di quanta ne salvassero, e il restauro del 1978–1999 consistette in buona parte nel toglierla di nuovo.

La controprova è nella stessa sala. La Crocifissione del Montorfano fu dipinta sulla parete opposta nello stesso anno, a vero affresco, ed è ancora sostanzialmente integra. Non è l’edificio a spiegare la differenza: è il metodo.

Domande Frequenti

Quanto di ciò che vedo è davvero di Leonardo? Meno di quanto ci si aspetti. Il restauro del 1978–1999 ha eliminato le ridipinture dei secoli precedenti: la superficie è oggi sincera sulle proprie perdite invece di mascherarle, e dove appare evanescente è perché non è rimasto nulla.

Perché si è degradato mentre altre opere coeve no? Per la tecnica, non per l’ambiente. La Crocifissione sulla parete opposta della stessa sala ha la stessa età ed è in condizioni assai migliori: è vero affresco.

È stato danneggiato dalla guerra? La sala sì, la parete no. Il bombardamento dell’agosto 1943 portò via il tetto e il muro di fondo; il dipinto resistette dietro la sua protezione di sacchi di sabbia.

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