Palazzo Dolfin Manin
Palazzo Dolfin Manin Caratteristiche del Sito
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Architettura
Il porticato al piano terra -- sei archi retti da sette pilastri -- percorre l'intera facciata sul Canal Grande, richiamato in alto da una fila di finestre al piano nobile inquadrate da semicolonne ioniche e da una seconda fila al piano superiore inquadrata da semicolonne corinzie, con un'ampia finestra polifora al centro di ciascun livello. Una profonda gronda modanata a dentelli conclude in alto la composizione.
All'interno il palazzo ospitò dipinti di Giambattista Tiepolo, realizzati tra il 1725 e il 1740 circa e forse legati al matrimonio del 1748 che unì i Manin ai Grimani. Alcuni dipinti a soffitto e stucchi sopravvivono negli ambienti della ristrutturazione seliana, opera di decoratori tra cui Jacopo Guarana, Costantino Cedini e Giuseppe Bernardino Bison.
Caratteristiche del Sito
Il porticato imposto dalla Repubblica
Il passaggio al piano terra è l'elemento più singolare del palazzo e non fu un'idea di Dolfin. I magistrati della Repubblica gli imposero di far proseguire la fondamenta pubblica dritta attraverso la base della sua nuova casa; obiettò e perse, e così la Riva del Carbon passa sotto l'edificio anziché aggirarlo. Resta uno dei pochissimi palazzi del Canal Grande di cui si possa attraversare il piano terra senza entrarvi.
Il primo palazzo veneziano di Sansovino
La facciata del 1538-47 applica un ordine romano a una casa veneziana: semicolonne ioniche al piano nobile, corinzie al livello superiore, pietra d'Istria bianca dappertutto. Diversi storici la considerano la prima commissione veneziana di Sansovino per un palazzo, il che ne fa il punto in cui l'edilizia domestica veneziana comincia ad apparire romana anziché bizantina.
Le stanze dell'ultimo doge
Ludovico Manin acquistò il palazzo con il fratello nel 1787, dieci anni prima di presiedere il voto con cui la Repubblica si sciolse. Vi tornò in seguito e morì in queste stanze nel 1802, fuori dalla vita pubblica: l'edificio è dunque insieme l'indirizzo di un doge e l'indirizzo in cui quella carica si estinse.
Ciò che non c'è più
I dipinti di Tiepolo commissionati dai Manin sono perduti, come lo è la biblioteca di famiglia, un tempo tra le più importanti di Venezia e dispersa nell'Ottocento. Soffitti e stucchi di Guarana, Cedini e Bison sopravvivono dal rifacimento seliano, dietro una facciata che non lascia trapelare nulla né in un senso né nell'altro.
Paesaggio
Il palazzo occupa un lungo tratto della Riva del Carbon, sulla sponda di San Marco del Canal Grande, a un minuto a piedi a sud del Ponte di Rialto.
Questo era il cuore commerciale del canale, non la sua estremità cerimoniale. La Riva del Carbon prende nome dal carbone che vi si scaricava, e il palazzo fu costruito deliberatamente dove passava il traffico di lavoro di Rialto: è anche la ragione per cui le autorità non erano disposte a lasciare che una casa privata sbarrasse la riva.
La facciata è insolitamente lunga e bassa per il Canal Grande e sorge su un tratto rettilineo anziché su un'ansa, per cui si legge di scorcio dall'acqua anziché frontalmente. Dalla sponda opposta, alla Riva del Vin, l'intera successione dei sei archi si abbraccia in un colpo solo, ed è l'unico luogo da cui sia possibile.
A piedi l'edificio è facilissimo da oltrepassare senza accorgersene, perché il percorso lungo la Riva del Carbon ci passa sotto: chi cammina vive il porticato come un tratto coperto di selciato, non come un palazzo.