Palazzo Dolfin Manin
Palazzo Dolfin Manin Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Origini
Giovanni Dolfin -- noto in veneziano come Zuane Dolfin -- era un ricco erede unico e un fedele seguace del doge Andrea Gritti, provveditore generale in campo dal 1529 e podestà di Verona dal 1532. Tornato a Venezia nel 1536, decise di sostituire due più antiche case medievali presso il Ponte di Rialto con un'unica, grandiosa residenza nuova, affidandone il progetto a Jacopo Sansovino nonostante le obiezioni delle famiglie vicine, tra cui i Bembo e i Dandolo.
Punti di svolta
Il palazzo era in gran parte compiuto alla morte di Dolfin, nel 1547, per un costo di costruzione di circa 30.000 ducati. La facciata sansoviniana, eretta tra il 1538 e il 1547 in pietra d'Istria bianca, comprende un porticato pubblico al piano terra: una concessione che le autorità della Repubblica imposero a Dolfin contro il suo stesso parere, obbligandolo a lasciare il passaggio pubblico sotto il nuovo palazzo. Alcuni storici la considerano la prima commissione veneziana di Sansovino per un palazzo, realizzata negli stessi anni del suo lavoro a Ca' Corner della Ca' Grande.
Personaggi influenti
All'inizio del Settecento la famiglia Manin -- che si era comprata l'ingresso nel Libro d'Oro della nobiltà veneziana nel 1651 -- prese dimora al piano nobile. Il suo membro più celebre, Ludovico Manin, fu l'ultimo doge della Repubblica di Venezia; nel 1787 acquistò con il fratello Pietro l'intero palazzo e incaricò l'architetto Giannantonio Selva di rinnovarne in stile neoclassico il cortile e lo scalone, mentre un rifacimento neoclassico completo della facciata fu abbandonato di fronte all'opposizione pubblica.
Evoluzione culturale
Dopo che la Repubblica ne votò lo scioglimento nel 1797 sotto la pressione di Napoleone, Ludovico Manin trascorse in questo palazzo i suoi ultimi anni in silenziosa solitudine, morendovi cinque anni più tardi. La biblioteca dei Manin, una delle più importanti di Venezia, fu ampliata nel 1810 ma in seguito dispersa, insieme a gran parte degli arredi del palazzo, con il declino delle fortune familiari.
Significato attuale
I Manin mantennero il palazzo fino al 1867, quando passò alla Banca Nazionale del Regno d'Italia: un ruolo che la sua erede, la Banca d'Italia, ricopre ancora oggi con la propria filiale veneziana. Le campagne di restauro del 1968-1971 e quelle avviate dal 2002 hanno conservato buona parte della struttura dell'edificio, anche se gli interni di epoca bancaria, otto e primo novecenteschi, hanno sostituito quasi tutti gli arredi originali della famiglia Manin.