
Domus Aurea
Scopri Domus Aurea
Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2026Introduzione
Dopo l'incendio del 64 d.C., che distrusse gran parte del centro di Roma, l'imperatore Nerone iniziò la costruzione di una nuova residenza che, registra Turismo Roma, per il suo sfarzo passò alla storia con il nome di Domus Aurea.
Era la più grande e la più sontuosa delle residenze imperiali, e si estendeva dal Colle Palatino fino al Colle Oppio e a parte del Monte Celio, coprendo circa un miglio quadrato.
Non era un edificio ma un paesaggio. Progettata dagli architetti Severo e Celere e decorata da un certo Fabullo o Famulo, la reggia era costituita da una serie di padiglioni separati da giardini, boschi e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosità della decorazione.
Tra le sale per banchetti c'era la coenatio rotunda, una grande sala ottagonale con volta a padiglione che, secondo Svetonio, ruotava su se stessa giorno e notte; e un enorme vestibolo ospitava la statua colossale dell'imperatore nelle vesti del Dio Sole. Le stanze erano finemente decorate e arricchite da statue provenienti dalla Grecia e dall'Asia Minore.
Poi fu sepolta di proposito. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell'imperatore e del suo palazzo: spogliarono i lussuosi saloni dei rivestimenti e delle sculture, li riempirono di terra fino alle volte e li utilizzarono come fondazioni per altri edifici. Sopra furono costruite le Thermae Traiani — ed è questo, scrive Turismo Roma, che ha consentito la conservazione di alcuni ambienti della Domus fino ai nostri giorni.
Quello che si visita è il gruppo del colle Oppio, padiglioni probabilmente destinati a feste e banchetti, sepolti dalle grandi terme di Traiano e rimasti sconosciuti sino al Rinascimento.
Architettura
La pianta ruota attorno a due cortili pentagonali. Turismo Roma registra che il nucleo principale della Domus Aurea era costituito da due cortili pentagonali che fungevano da raccordo tra il settore occidentale e quello orientale — una geometria insolita per un compito strutturale ordinario.
La sala famosa è ottagonale e voltata. La coenatio rotunda era una grande sala ottagonale con volta a padiglione che, secondo Svetonio, ruotava su se stessa giorno e notte.
La decorazione era stratificata in altezza, e si è salvato solo lo strato alto. Le pareti furono decorate fino ad un certo livello con lastre di marmo ormai perdute, mentre la parte superiore ed i soffitti furono decorati con dipinti e stucchi di figure mitiche — Achille e Scirus, Ulisse e Polifemo, Ettore e Andromaca.
Tutto l'insieme era progettato attorno a una vista. Le stanze erano aperte sul porticato, che offriva una bella vista sulla valle con il suo lago artificiale e i giardini che lo circondano. Per questo Turismo Roma può dire che in origine la luce era la caratteristica predominante di stanze ora buie e cupe.
E la reggia era un insieme di edifici, non un edificio. Era una serie di padiglioni separati da giardini, boschi e da un lago artificiale, con i nuclei principali sul Palatino e sul colle Oppio, celebri per la sontuosità della decorazione.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
Fu costruita in fretta, dopo un disastro, da uomini di cui sappiamo i nomi. I lavori cominciarono dopo l'incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma; gli architetti erano Severo e Celere, e la decorazione fu di un certo Fabullo o Famulo.
I materiali vennero da fuori Italia. Le stanze erano finemente decorate e arricchite da statue che provenivano dalla Grecia e dall'Asia Minore, e le pareti basse erano rivestite di lastre di marmo.
Poi fu disfatta di proposito. Dopo la morte di Nerone i successori vollero cancellare ogni traccia dell'imperatore e del suo palazzo. Spogliarono i lussuosi saloni dei rivestimenti e delle sculture, li riempirono di terra fino alle volte e li utilizzarono come fondazioni per altri edifici.
La sepoltura è la ragione per cui c'è qualcosa da visitare. Sulla Domus Aurea furono costruite le Thermae Traiani, e Turismo Roma ne enuncia la conseguenza senza attenuarla: hanno consentito la conservazione di alcuni ambienti della Domus fino ai nostri giorni. Le volte hanno retto perché furono riempite e caricate dall'alto.
L'ultima fase della sua costruzione fu una riscoperta. I padiglioni dell'Oppio rimasero sconosciuti sino al Rinascimento, quando alcuni ritrovamenti fortuiti spinsero gli artisti a calarsi dall'alto nelle stanze riempite.
Domande frequenti
Quando è aperta? Venerdì, sabato e domenica, con visite ogni 15 minuti dalle 9.00 alle 16.30 e ultimo ingresso alle 15.30.
È mai chiusa in quei giorni? Sì — la prima domenica di ogni mese.
Quanto costa? Turismo Roma non pubblica alcun prezzo. Indica la pagina dei biglietti su colosseo.it/biglietti/domus-aurea e nulla più, perciò qui non si riporta alcuna cifra.
Bisogna prenotare? L'ingresso è in fasce ogni 15 minuti e la città rimanda a una pagina di biglietteria online; non dice se i biglietti si vendano anche sul posto.
Che parte si visita davvero? I padiglioni sul colle Oppio, probabilmente destinati a feste e banchetti. Il nucleo del Palatino non fa parte della visita.
Perché è sotterranea? Perché i successori di Nerone riempirono i saloni di terra fino alle volte e li usarono come fondazioni, e sopra furono costruite le Terme di Traiano.
C'è ancora qualcosa da vedere dentro? Sì, sopra l'altezza d'uomo. I rivestimenti marmorei sono perduti, ma la parte alta delle pareti e i soffitti conservano dipinti e stucchi di Achille e Scirus, Ulisse e Polifemo, Ettore e Andromaca.
Qual era la sala che ruotava? La coenatio rotunda, una grande sala ottagonale con volta a padiglione che, secondo Svetonio, ruotava su se stessa giorno e notte.
Quanto era grande il palazzo? Circa un miglio quadrato, dal Colle Palatino al Colle Oppio e a parte del Monte Celio — la più grande e la più sontuosa delle residenze imperiali.
Dov'era il lago? Nella valle dove oggi sorge il Colosseo.
Che cosa c'entrano le grottesche? Gli artisti del Rinascimento si calarono dall'alto in queste stanze sepolte, che presero per grotte, e ne copiarono la decorazione; da lì i motivi furono detti grottesche, e la "pittura a grottesche" indica ancora un genere diffuso soprattutto nel XVI secolo.
Perché è così buia? Perché è sepolta. Turismo Roma osserva che le stanze sono ora buie e cupe, ma in origine la luce era la caratteristica predominante, quando erano tutte aperte sul porticato sopra il lago e i giardini.