
Basilica di San Zeno Maggiore
Scopri Basilica di San Zeno Maggiore
Ultimo aggiornamento il 23 settembre 2026Introduzione
San Zeno sorge un poco fuori dal centro di Verona, ed è anche per questo che è più quieta di quanto meriti. È una delle più belle chiese romaniche d'Italia.
Tre cose in particolare valgono la passeggiata: le porte bronzee, quarantotto formelle fuse tra XI e XII secolo e tra i grandi capolavori della metallurgia medievale; i rilievi della facciata scolpiti da Nicolò; e la pala di Mantegna del 1457-60, dipinta per questo altare maggiore e ancora al suo posto.
La cripta sottostante è il luogo in cui si sposano i Romeo e Giulietta di Shakespeare, e la chiesa lascia volentieri che i visitatori se lo godano.
Architettura
La facciata è di tufo chiaro e marmo, alta e stretta, con un protiro sporgente retto da due colonne poggianti su leoni accovacciati: il consueto protiro romanico-lombardo, qui alla sua espressione migliore.
Sopra sta il rosone, scolpito da Brioloto e detto Ruota della Fortuna: sei figure cavalcano il cerchio, salendo e precipitando col suo girare. È una predica, non una decorazione.
Ai lati delle porte stanno i pannelli a rilievo -- la Genesi da un lato, storie di Cristo e la leggenda di Teodorico dall'altro -- scolpiti da Nicolò e Guglielmo attorno al 1138.
All'interno la chiesa si divide su tre livelli: la navata, il presbiterio rialzato sopra la cripta, e la cripta stessa. La navata ha un soffitto a carena di nave trecentesco in legno dipinto.
Il campanile accanto fu costruito tra il 1045 e il 1178; la più alta torre quadrata oltre è ciò che resta dell'abbazia.
Come è Stato Costruito
Tufo e marmo, a fasce. La facciata è costruita a corsi alternati di tufo chiaro e marmo: pietra locale economica e pietra d’importazione costosa usate insieme come motivo voluto, non come ripiego. È alta, stretta e quasi piana, con il timpano lasciato nudo perché il rosone e il protiro facciano il lavoro.
Il protiro. Il portico aggettante poggia su due colonne che scaricano sul dorso di leoni accovacciati: la soluzione romanico-lombarda consueta, qui al suo meglio. È una struttura indipendente: non porta nulla se non sé stessa, e serve a inquadrare la porta e riparare i rilievi.
Le porte sono fuse, non intagliate. Le quarantotto formelle di bronzo furono realizzate nell’arco di circa un secolo da mani diverse: per questo lo stile cambia da una all’altra, alcune piatte e schematiche, altre modellate quasi a tutto tondo. Sono fissate a un’anima lignea, e la tecnica della fusione è la ragione per cui sono sopravvissute a novecento anni di intemperie che hanno consumato quasi tutto il dettaglio in pietra attorno.
L’interno ha una copertura, non una volta. La navata è coperta da capriate lignee a vista, a forma di carena di nave, e non da volte in muratura. È per questo che le pareti possono essere sottili e l’ambiente risulta ampio: non c’è spinta da contenere.
Domande Frequenti
È lontana dal centro? Circa venti minuti a piedi a ovest di piazza Bra, o pochi minuti di autobus. Quella distanza è il motivo principale per cui resta tranquilla.
Il Mantegna è al suo posto originario? Sì, sopra l’altare maggiore. Fu portato a Parigi in epoca napoleonica e poi restituito, anche se alcune tavole della predella rimasero in Francia. Fu dipinto per questo punto preciso, ed è per questo che l’architettura dipinta si allinea con quella reale.
Si può visitare la cripta? Sì: corre sotto il coro rialzato e custodisce la tomba di Zeno. Fa parte della visita normale, senza biglietto separato.
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